sabato 30 maggio 2009

Money, money, money!!!

Ok, arrivati al secondo incontro dell'evento "Created by" abbiamo avuto un quadro delle differenze tra il mercato inglese e francese.
Diciamocela tutta, la cosa che balza immediatamente agli occhi è l'incredibile disparità di trattamento economico tra noi e i nostri cugini europei.
Ecco i compensi per un episodio da 50':
Inghilterra, 50.000 sterline
Francia, 30/35.000 euro
Italia, si oscilla dai 3.000 ai 15.000 euro
Non ci vengano a dire broadcasters e produttori che i budget sono diversi perché la verità è che sono molto simili, soprattutto quelli delle fiction francesi. 
La differenza è l'incidenza che la scrittura ha nel budget complessivo, un'incidenza che la dice lunga sulla diversa importanza che Francia ed Inghilterra danno al lavoro dello sceneggiatore.
Le suddette cifre vengono garantite in entrambi i Paesi da un accordo di buona condotta tra produttori e sceneggiatori.
Da noi, c'è ancora la giungla. Con belve feroci pronte ad azzannarsi per prede sempre più striminzite. 
A questo punto lanciamo un bel sondaggio e vi chiediamo cosa volete che faccia la SACT a riguardo.
Vi ricordiamo che, non doveste trovare le risposte del sondaggio di vostro gradimento, siete invitati ad esprimere il vostro parere nei commenti.
Come sempre... a voi la parola!

125 commenti:

Anonimo ha detto...

Da quello che io so in Inghilterra c'è un contratto nazionale. Perché noi non ce l'abbiamo? La sact dovrebbe trovare il modo di far rispettare un compenso minimo per gli sceneggiatori. Cominciamo dai soldi.

Anonimo ha detto...

sì, cominciamo dai soldi. Mi è arrivata voce che Publispei ha assunto dei giovani tuttofare a 1600 euro al mese per stendere la prima versione delle sceneggiature dei cesaroni. Risulta? Signor Bixio, può smentire?

pongosbronzo ha detto...

Non credo che possa smentire...

fede ha detto...

Io invece ho sentito che la Publispei ha fatto dei test a una ventina di persone, ha poi scelto un paio di giovani aspiranti sceneggiatori sconosciuti e senza esperienza, li ha messi sotto contratto, li paga regolarmente ogni mese, offre loro la possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro e di imparare qualcosa accanto ad altri sceneggiatori con un minimo di esperienza in più.

Vista così sembra più una cosa positiva che negativa, o sbaglio?

pongosbronzo ha detto...

se fosse vero, sarebbe positivo. dipende sempre cosa significa fare esperienza... se significa essere sottopagati non è positivo per nulla!

pongosbronzo ha detto...

e poi cosa significa essere pagati regolarmente ogni mese? che scrivono le puntate dei cesaroni e intanto svolgoni altre mansioni all'interno della casa di produzione? e pagati quanto, poi? e questo il punto...

Anonimo ha detto...

E io invece ho sentito (l'anno scorso) che sui Cesaroni esisteva una divisione degli sceneggiatori fra senior e junior, dove i primi segnalavano i secondi. Ma il pagamento era in due trance e se la sceneggiatura, secondo il senior di riferimento, era da riscrivere (e lo era sempre) se la rilavorava lui e si intascava la seconda trance.
Anche questi soci sact?

fede ha detto...

La ricostruzione dell'ultimo anonimo mi sembra molto divertente.

Immagino comunque si riferisca alla terza stagione dei Cesaroni, che a livello di scrittura era così organizzata: due headwriter (che non hanno scritto e firmato nessuna delle 29 sceneggiature), tre editor/sceneggiatori interni e tre sceneggiatori esterni.

Tutti i crediti sono a disposizione su internet, quindi è facile verificare, interpellare gli sceneggiatori coinvolti, e chiedere loro se sono state pagati a metà per una sceneggiatura che hanno scritto e che poi gli è stata "scippata" di mano.

Non lo so se con i "ho sentito dire" e con tutti gli "anonimo" si possa essere costruttivi.

Anonimo ha detto...

Se i cesaroni, unica fiction che soddisfa appieno gli obiettivi di rete, solleva questo tipo di perplessità (scrittori krumiri) ... cara sact, ne devi fare di lavoro x risvegliare lo spirito di categoria. Non occupatevi degli ignavi - non ragionar di loro ma guarda e passa.

super partes ha detto...

Ma adesso vogliamo far passare Bixio per un produttore coraggioso che scopre nuovi talenti??
Bixio compra format dall'estero quando anche l'ultimo degli scrittori italiani sarebbe stato in grado di concepire il soggetto dei Cesaroni, lo fa scrivere da giovani sceneggiatori pagandoli una miseria perché perfettamente consapevole che per scrivere una puntata tipo dei Cesaroni non è necessario scomodare un professionista. Bixio è uno che ha trovato il modo di guadagnare su un mercato asfittico e omologante e di passare pure per produttore vicino ai giovani.
Vorrei credere alla favola del bravo produttore che si rivolge ai giovani ma, scusate, credo più alla storia delle sue tasche piene...

Anonimo ha detto...

quoto superpartes e aggiungo

...e di quelle degli sceneggiatori che si prestano al suo gioco (e non sto parlando dei ragazzini)

fede ha detto...

Super partes scrive:

"Anche l'ultimo degli scrittori italiani sarebbe stato in grado di concepire il soggetto dei Cesaroni, [Bixio] lo fa scrivere da giovani sceneggiatori pagandoli una miseria"

A mio avviso quando si accusa qualcuno bisognerebbe fornire nomi e cifre.

Super partes scrive ancora:

"Per scrivere una puntata tipo dei Cesaroni non è necessario scomodare un professionista".

A questo punto se uno fa i nomi accusa automaticamente di non professionismo tutti gli sceneggiatori che hanno lavorato ai Cesaroni in questi anni. Qualcuno, firmandosi con nome e cognome però, ha intenzione di farlo?

Super partes:

"Vorrei credere alla favola del bravo produttore che si rivolge ai giovani ma, scusate, credo più alla storia delle sue tasche piene"

Un parere strettamente personale: non ci possono essere compensi uguali per gli sceneggiatori. Se uno inizia un mestiere è giusto che guadagni meno di uno che il mestiere lo fa da più tempo, avendo magari già garantito alcuni risultati. Pensare a un minimo sindacale per tutti, senza distinzioni di alcun tipo, è a mio avviso un modo per chiudere il mercato ai giovani sceneggiatori. Nessun produttore pagherebbe allo stesso modo un esordiente e un professionista affermato. Se fosse obbligato a pagare per tutti la stessa cifra credo che prenderebbe solo professionisti affermati, per rischiare meno. Ripeto, parere personale.

L'ultimo anonimo, poi, accusa gli sceneggiatori "più grandi" dei Cesaroni di approfittare di quelli "più giovani".

A questo punto vorrei la lista, se possibile, dei giovani sceneggiatori sfruttati. Esiste? Esistono giovani sceneggiatori che hanno lavorato gratis, magari nemmeno firmando, nei Cesaroni? O che sono stati sfruttati in qualsiasi modo da altri professionisti che lavoravano alla serie?

Se non volete rispondere sul blog scrivete pure al mio indirizzo di posta elettronica personale.

PINCOPALLO ha detto...

Anche io vorrei la lista. Sono d'accordo con fede, con i se e con i ma, non si va da nessuna parte. Servono cifre, nomi e cognomi. In sact stanno raccogliendo testimonianze per pubblicare un libro bianco. Testimonianze che riguardano in prima persona chi le scrive. Questo è un primo passo per arrivare a formulare un accordo di buona condotta tra produttori e sceneggiatori.
Solo un appunto fede, nessuno ha detto di stabilire un tetto dei pagamenti (se uno è un mago può chiedere anche la luna) ma quello che un contratto nazionale stabilisce è una base. Una cifra sotto la quale non si può scendere.
Questa richiesta è necessaria se non vogliamo diventare tutti vittima di chi per lavorare venderebbe la madre e di chi per guadagnare (produttori) è ben felice di approfittarne.
I cesaroni è un'isola felice, una punta di diamante della nostra fiction, dovrebbe dare l'esempio e non chiudersi a riccio nella tutela dei propri interessi. Coraggio! Ora siete voi ad avere la responsabilità etica di rivendicare i diritti minimi della nostra categoria. ;-)

Anonimo Venexiano ha detto...

"Un parere strettamente personale: non ci possono essere compensi uguali per gli sceneggiatori"

In linea di massima potrei anche condividerla questa frase, caro Fede, ma qui stiamo parlando di cifre miserrime sia per i professionisti e soprattutto per gli esordienti.
C'è un dannato bisogno di una regolamentazione dei minimi, caro Fede.
Te lo spiego come se fossi un bambino di sei anni. Se la scrittura viene pagata poco, viene considerata poco.
Fissare dei minimi non chiude il mercato perché quelli sono, per l'appunto, dei minimi. Una soglia oltre la quale il lavoro diviene sfruttamento e speculazione.
Se è vera solo la metà delle cose che leggo scritte qui su Publispei, ti posso rispondere che siamo oltre la soglia della decenza.
Per un semplice motivo, perché conosco produttori che pagano un fisso basso ai giovani sceneggiatori e che poi però gli pagano a parte e con cifre di mercato le sceneggiature che firmano. E questo fregandosene se sono professionisti affermati o meno.
Ecco, questo vuol dire incoraggiare la scrittura. Il resto è solo speculazione.
Il fatto che tu la condivida ti rende abietto tanto quanto chi la perpetra.
Chiudo con una domanda. Perché nei Paesi in cui sono fissati dei minimi la fiction è di qualità più alta?
Ti do un input. Dare il giusto valore ad un bene, crea un circolo virtuoso.
Da bravo liberista quale tu sei, dovresti incoraggiarlo questo circolo virtuoso.
E con questo ti saluto.

Anonimo ha detto...

Ma si può sapere chi è questo fede che si lamenta tanto dell'anonimato degli altri, ma non del suo?
Di sicuro è uno che è pappa e ciccia con publispei, visto che è così informato anche sui test fatti dagli sceneggiatori "tuttofare".
Probabilmente, come scrive lui, è uno di quelli che: "offre loro la possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro e di imparare qualcosa accanto ad altri sceneggiatori con un minimo di esperienza in più."
E comunque è una persona indegna, perché vorrebbe i nomi di chi si è lamentato del trattamento avuto in publispei (...Se non volete rispondere sul blog scrivete pure al mio indirizzo di posta elettronica personale.)
Per farne che? Una lista nera di sceneggiatori da mettere all'indice?
Ci dica il suo di nome, invece. Così sapremo da chi girare al largo.
Vergogna!

fede ha detto...

Caro ultimo anonimo, se clicchi su "fede" arrivi alla mia mail che comprende il mio nome e cognome, cioè Federico Favot.

Sono intervenuto su questo blog perché alcune accuse molto gravi rivolte agli sceneggiatori dei Cesaroni riguardavano anche me.

E non avendo niente da nascondere non mi nascondo.

PINCOPALLO ha detto...

Fede ammiro che tu non abbia niente da nascondere. Xò qui stiamo parlando di contratto nazionale, compensi minimi garantiti, tutela della categoria. In una parola Sindacato!
Possibile che la tua unica preoccupazione sia quella di leccare Bixio? Una proposta ce la fai o davvero credi che il 'Cesaroni world' sia il SENTIERO DI LUCE verso lo sviluppo delle idee originali e la tutela contrattuale ed economica della categoria sceneggiatori?
Dai su, fai il bravino, accà nisciuno è fesso! Alza il naso dall'ombelico e inizia ad amare veramente questo lavoro... che è fatto di ben altra passione che adattare format spagnoli a compensi ridicoli!

Anonimo ha detto...

Una domanda alla sact, che ne fa nascere automaticamente altre due: Federico Favot è un vostro associato?

Se sì, lo espellerete adesso che ha rivendicato il diritto di pagare degli sceneggiatori 1600 euro al mese e ha chiesto (in via privata...) i nomi di chi si è lamentato del trattamento avuto in publispei?

Se no, ritenete comunque il suo compartamento esecrabile e non accettereste mai al vostro interno sceneggiatori che dovessero avallare pubblicamente questo tipo di pratiche?

Come ha fatto notare pincopallo qui si parla di SINDACATO, e a crumiri e servi del padronato (lo so, linguaggio desueto, ma purtroppo il più adatto) va tolta ogni agibilità.

Su, sact, una presa di posizione ufficiale, almeno questa volta!

fede ha detto...

Caro Pincopallo,

credo tornerò a guardare il mio ombelico e a leccare Bixio.

Ripeto che sono intervenuto solo per difendermi da accuse molto gravi, soprattutto questa:

"E io invece ho sentito (l'anno scorso) che sui Cesaroni esisteva una divisione degli sceneggiatori fra senior e junior, dove i primi segnalavano i secondi. Ma il pagamento era in due trance e se la sceneggiatura, secondo il senior di riferimento, era da riscrivere (e lo era sempre) se la rilavorava lui e si intascava la seconda trance".

In sintesi avremmo (i miei colleghi ed io) rubato dei soldi ad altri sceneggiatori. Questa accusa è davvero grave, e inaccettabile, a mio avviso.

Comunque, in generale, non ho proposte, non ho ricette, non era questo il senso dei miei interventi.

Un'ultima cosa: se anche la Sact, e non solo qualche anonimo, pensa che durante la scrittura della terza stagione dei Cesaroni ci siano stati comportamenti scorretti da parte degli scrittori coinvolti, a danno di altri colleghi, sono pronto a confrontarmi con chiunque abbia il coraggio di riformulare le accuse guardandomi negli occhi.

A presto.

Anonimo ha detto...

Aridaglie! Scordatelo che ti facciamo i nomi.
Come ha detto PINCOPALLO,
accà nisciuno è fesso!

SACT ha detto...

Rispondiamo a Federico perché finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di firmare un commento col proprio nome e cognome e di questo lo ringraziamo. Ti vogliamo chiarire subito che la SACT in merito ai Cesaroni e all'operato di Bixio non prende alcuna POSIZIONE SPECIFICA non perché non voglia o abbia timore di farlo ma perché nessuno è mai venuto a denunciare nulla in merito. Tutto quello che abbiamo sono voci, e purtroppo molte, che ci riferiscono di bassi compensi e di licenziamenti ingiustificati. Ma mai nessun diretto interessato è venuto a chiederci un'azione di supporto o anche solo di interessamento alla cosa.
E questo la dice lunga sul fatto che gli scrittori in Italia hanno paura, che non conoscono i propri diritti e che spesso temono che solo provare a difenderli possa significare non lavorare più.
Questo è un problema che la SACT sta cercando di affrontare con il libro bianco, un questionario anonimo che ci racconti la realtà del nostro paese e che ci dia qualche strumento in più per poterci muovere in questa giungla. In questi post è stato nominato Bixio ma altre volte è toccato ad altri e purtroppo tutti nomi di società importanti (Valsecchi, Lux, Rizzoli ecc.) che dovrebbero dare l'esempio agli altri e che invece sembra si muovano in modo ambiguo e poco corretto.
Ci farebbe piacere, Federico, che tu venissi agli incontri della SACT non per essere messo alla pubblica gogna ma per conoscere il tuo pensiero oltre Bixio, per sapere cosa pensi della situazione della scrittura in Italia, cosa funziona e cosa deve cambiare. Per noi le cose da cambiare solo molte. Ne eravamo convinti mesi fa e ne siamo ancora più convinti oggi che abbiamo ascoltato i nostri cugini europei (Pharoah e Krivine) e ci siamo resi conto di quanto, a pochi chilometri da noi, le cose funzionino diversamente per gli scrittori. Loro ci hanno raccontato in che mercato lavorano, con quali garanzie economiche e quali diritti. Noi gli abbiamo raccontato l'Italia e abbiamo visto le loro facce, sorprese e incredule. E abbiamo capito quanto siamo indietro e che questo, purtroppo, è un dato di fatto. La SACT farà il possibile per provare a fare qualche passo avanti. Ti aspettiamo agli incontri e alle assemblee, sempre che tu creda che sia utile confrontarsi.

fede ha detto...

Cara Sact,

grazie per l’intervento.

Rispetto profondamente gli sceneggiatori che non parlano perché hanno paura di non lavorare più. Ho poca esperienza, ma ho capito che in questo ambiente basta risultare sgradito o antipatico a qualcuno per non scrivere più una riga.

Non posso però rispettare chi, trincerandosi dietro a un vigliacco anonimato, accusa dei colleghi imputando loro comportamenti gravemente scorretti nei confronti di altri sceneggiatori.

Le accuse sono precise (intascarsi dei soldi giudicando insufficienti le sceneggiature dei colleghi), e riguardano anche me, quindi ho ritenuto necessario intervenire e sono a disposizione, lo ripeto a costo di risultare noioso, per qualsiasi chiarimento in proposito.

Grazie inoltre per l’invito ai vostri incontri. Sono convinto che il confronto, quando è onesto, è sempre molto utile.

Federico Favot

Anonimo ha detto...

E no, cara sact, non te la puoi cavare così!
Dici che le storie sulla publispei le conosci, anzi, ci informi di licenziamenti ingiustificati che sarebbero avvenuti, e però poi non prendi una posizione?
Che aspetti, una denuncia in carta bollata per parlare? Magari tutti i tre gradi di giudizio, perché sei pure garantista.
I fatti li sai, come li sanno tutti quelli del giro. E sai pure che la responsabilità è condivisa fra la publispei e gli sceneggiatori che si sono prestati ai loro ignobili giochi, Favot compreso.

Federico Favot ha dichiarato che ritiene legittimo pagare degli sceneggiatori 1600 euro al mese su I Cesaroni, cioè sulla fiction più seguita d'Italia. In più, continua a pretendere di conoscere i nomi di chi ha detto, ANCHE A VOI, come stanno le cose in publispei. E la sact che fa? Invece di cacciarlo a calci, lo invita alle sue riunioni!

Favot ipocritamente scrive:
"Rispetto profondamente gli sceneggiatori che non parlano perché hanno paura di non lavorare più."
Per poi però aggiungere nel capoverso successivo:
"Non posso però rispettare chi, trincerandosi dietro a un vigliacco anonimato, accusa dei colleghi."
Ma che lucidità di pensiero!

Quale confronto volete avere con una persona del genere? E come pensate che qualcuno possa uscire allo scoperto e denunciare qualcosa quando voi stessi non prendete una posizione, non su voci, ma su dirette ammissioni dell'interessato?
E che fine hanno fatto tutti quei discorsi sulla necessità di un codice deontologico degli sceneggiatori?

No, aspettate, ritiro tutto! Altrimenti a farlo chiamate anche Favot..., oltre ai negri e ai negrieri (come visto dagli interventi in un altro post) che pare abbondino al vostro interno.

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...

ci dev'essere stato un problema tecnico. Il mio commento è stato pubblicato solo parzialmente, manca tutta la prima parte...
è un segno del destino.
Non so come si faccia a cancellarlo... può provvedere sact?

PINCOPALLO ha detto...

Calma Anonimo, Favot si è difeso dall'accusa di intascare i soldi degli sceneggiatori ritenuti non competenti. Tra l'altro l'accusa non è diretta ma è soltanto un 'ho sentito dire'. Credo che Federico abbia tutto il dovere di difendersi fino a 'prova contraria'.
Ora, la sact sta organizzando un libro bianco in cui verranno raccolte testimonianze dirette di sceneggiatori che hanno visto usurpati i loro diritti. I nomi di questi sceneggiatori rimarranno segreti, ma le loro testimonianze saranno verificate.
Io credo che per cambiare le cose non si debba sparare nel mucchio come stai facendo Anonimo, servono fatti e prove... di quale negri e negrieri parli? Se hai nomi vai in sact e scrivi la tua testimonianza sul libro bianco.
Questo significa consegnare ad un'associazione le armi con cui affrontare una battaglia giusta e necessaria!
Accusarci a casaccio tra noi, invece, ci rende solo più deboli.
good night, good luck

Anonimo ha detto...

Ma io ve li devo fari i nomi!?

Chiedeteli a in trincea (all'epoca vostro socio) che scriveva: "Quanto ai "negri" - a parte che preferirei abbandonare questo termine e la carica dispregiativa che ancora purtroppo contiene, magari a favore di "ghost" - io lo sono stato. E mi è stato proposto di tornare ad esserlo appena un anno fa."
Chiedetelo ad Almeida che affermava: "Sul fatto poi che qualcuno della sact possa aver usato dei ghost e va beh... che sarà mai. Il nostro è un lavoro che s'impara sul campo."
E magari chiedetelo anche a Nina Marsocci, che sembrava conoscerne qualcuno:
"La posta in gioco è talmente bassa, i probabili attori di questa farsa ai miei occhi sono talmente dei poveracci che...Che...Ma qui mi fermo..."

E inoltre, nessuno ha accusato direttamente Favot e Cestaro (che però adesso ha fatto cancellare il suo post) di essersi intascati soldi destinati ad altri. Sono loro che si sono sentiti accusati e ora pretendono i nomi di chi si è lamentato. Per farne che?

E' vero, sono solo voci, ma conosco bene chi me le ha raccontate e continuo a credere più a loro che a Favot e Cestaro.
E siccome anche la sact conosce queste voci non può far finta di nulla e non prendere posizione. Anzi, invitando Favot alle sue riunioni finisce per legittimarne l'operato e spinge chi poteva pensare di uscire allo scoperto, per denunciare pubblicamente soprusi e angherie, a continuare a tacere.

PINCOPALLO ha detto...

Anonimo, chi ti ha detto che in trincea, almeida e compagnia bella i nomi non li abbiano già fatti? il libro bianco di giorno in giorno è sempre più ricco!
Ora per favore se vuoi fare il grande salto e passare dall'insulto alla denucia, riempi anche tu il modulo sact (verrà distribuito anche prima dell'incontro con Paul Abbot). Solo così, partendo dai nostri comuni interessi (e non da quelli particolari), riusciremo a formulare un codice di buona condotta che regoli i rapporti sceneggiatori e produttori.

Anonimo ha detto...

breve sunto di quello che avevo postato e che ho chiesto di cancellare solo perchè pubblicato in modo involontariamente parziale:
1. sono d'accordo a fare una battaglia mirata e concreta per il minimo sindacale. Con presunzione mi permettevo di dire anche che secondo me Fede aveva frainteso e che, conoscendolo e stimandolo molto, so che non potrebbe non essere d'accordo (minimo non significa tutti uguali)
2. Bixio non lo posso giudicare io visto che (per un anno) sono di parte. è indiscutibile però che ha permesso a diversi ragazzi (Fede è uno di loro, ma non l'unico) di iniziare, crescere e avere responsabilità riconosciute via via anche a livello economico. Questo non toglie il punto uno: un minimo garantito è INDISPENSABILE.
3. il sistema di scrittura dei Cesaroni lo conosco un pochino. Anche se non ho preso parte all'ultima stagione sono sicuro che non si sia trasformata in una fucina di sfruttatori e crumiri.
Se partecipare a queste discussioni avesse anche il minimo costrutto potrei anche dilungarmi, ma poi il post viene fuori parziale e poi io devo chiedere di cancellarlo e poi un anonimo lo interpreta e via così...
La verità è che ho deciso di intervenire solo per dichiarare la mia adesione totale al post originale e dare un supporto morale al mio giovane e tetragono amico.
Come dissi in un fortunatissimo post: me ne torno nel mio cantuccio lasciando agli anonimi del caso campo libero per le loro divertentissime invettive.
Fabrizio Cestaro

Anonimo ha detto...

Cifre oggettive e provate o provabili:
I Cesaroni prima serie: 5000 euro da dividere tra uno Junior e un Senior.
Medico in famiglia anche ultima serie: 5000 euro.
E non parliamo di stagisti selezionati arditamente al fine di trasformarli in futuri sceneggiatori, ma di professionisti a volte anche affermati.
Soprattutto, non parliamo di serie che rendono poco o nulla ai network ed alla publispei.

PINCOPALLO ha detto...

Anonimo, Cestaro ha sposato la causa per la richiesta del minimo garantito. Adesso cerchiamo di fare squadra e ottenere ciò che tutti desideriamo: tutela del nostro lavoro e compensi adeguati. Chi meglio di lui può aiutare l'associazione sact a trattare con la publispei? Incontriamoci presto in sact. Questo, spero sia il modo costruttivo di operare a cui fabrizio si riferisce.
Il blog va bene solo per misurare la temperatura... la febbre si cura in altro modo.

Anonimo ha detto...

No, Pincopallo, Cestaro non può aiutare la Sact a trattare con la Publispei.
Non può perchè non ci sono margini di trattativa!
Pensate davvero che Bixio o chi per lui abbia intenzione a trattare cambiamenti per lui assolutamente sconvenienti?
Le trattative si fanno quando ci sono le condizioni, quando una parte può essere, passatemi l'espressione, "ricattata" dall'altra.
Se tu hai capitale e io forza lavoro, potrò esercitare una pressione nei tuoi confronti solo se la mia forza lavoro è assolutamente imprescindibile e necessaria per te. E' l'ABC dei rapporti tra "padroni" e "lavoratori".
Vi ricordo che dopo la prima, trionfale, stagione de i Cesaroni, venne cambiato quasi l'intero gruppo degli sceneggiatori che avevano scritto, in coppia e divisi in junior e senior, per 5000 euro!
Perchè?
Non funzionavano? Si voleva cambiare registro stilistico? Rinnovare il prodotto?
I fatti dicono il contrario.
Forse, più semplicemente, si è evitato che gli sceneggiatori sottopagati, a fronte di un conclamato successo, chiedessero un corrispondente e legittimo aumento remunerativo.
Di fronte a casi come questi e all'uso di stagisti indiscriminato c'è solo una risposta: Boicottaggio di categoria e SCIOPERO indetto dai sindacati!
Peccato che la Sact o qualsiasi altra associazione italiana non abbiano il potere e la forza per assumere iniziative di questo tipo. In pratica, non sono, né possono - o vogliono? - essere sindacati di categoria!
Riguardo la Sact e la politica degli headwriters, gli interventi di mister Federico "aziendalista" Favot (headwriter), chiudono definitivamente la questione sull'opportunità e la possibilità di cambiare il sistema "dall'alto".

PS. Sono l'anonimo che ha riportato le cifre NON SMENTIBILI. Non l'altro o gli altri.

PINCOPALLO ha detto...

mi rifiuto di pensare che la cura non esiste!
io ci proverò dall'alto della mia posizione di head (pensa un po'...) che non ha nulla da guadagnare se non cambiare il risultato di ciò produciamo: 'la merda di ficition italiana'!

Voglio lottare per restituire alla nostra categoria quel rispetto, che lei per prima si è negata, perché questo renderà più forte me, ma anche chi ha meno potere contrattuale.
Se esistono gli head aziendalisti, ti assicuro che esistono anche quelli che sanno dire no e farsi rispettare. E' a quel carro che voglio attaccarmi e non a quello di chi inveisce senza neanche cercare l'uscita dal tunnel.
La sact sta mettendo a disposizione alcuni mezzi. lottiamo con loro e benvengano i Cestaro del caso. Insieme decideremo come affrontare la lotta.

Anonimo ha detto...

Invitare, da parte della sact, Cestaro e Favot al dialogo equivale a invitare gli ebrei scampati ai campi di sterminio a dialogare con i loro kapò.

Anonimo ha detto...

Innanzitutto rispondo a pincopallo, ma il discorso, è ovvio, coinvolge tutto il blog e la sact.

Quella sottospecie di questionario che avete fatto non prevede uno spazio per indicare nomi di negrieri, almeno nella bozza che ho visto io. E stando a quanto affermate voi stessi, dovrebbe avere un intento puramente statistico (anche se credo che un qualsiasi studente di scienze statistiche si scompiscerebbe dalle risate leggendolo).

Volete darvi una patina di serietà annunciando un altisonante "libro bianco" degli sceneggiatori, ma finite per essere solo dei dilettanti allo sbaraglio.

Non ci si improvvisa statistici, così come non ci si improvvisa sindacalisti quando non se ne hanno le basi.

Avete avuto sotto gli occhi, con il sostegno attivo di Favot e Cestaro all'idea di sceneggiatori pagati 1600 euro al mese, un esempio di cosa potrebbe succedere con il vostro created by. Ma invece di fare un passo indietro e tornare a riflettere continuate ad essere innamorati della vostra proposta e addirittura, per sostenerla, flirtate con quelli che usano i NOSTRI colleghi come scendiletto.

Ma tanto, su questo, voi continuerete a non voler prendere una POSIZIONE SPECIFICA, non perché non vogliate, non per timore... ma soltanto perché dalle vostre parti l'ambiguità regna sovrana.

PINCOPALLO ha detto...

Né cestaro ne favot hanno fatto i creatori di serie né tantomeno i produttori creativi... ci sono altri esempi come la squadra o amiche mie in cui gli head hanno partecipato anche alle successive fasi artistiche.
Da quel che so, in entrambe le produzioni gli sceneggiatori di puntata sono stati tutelati e ben retribuiti.
A me sembra che qui c'è solo uno innamorato della propria idea (il destroid by), indovina un po' chi? buona vita!

Anonimo ha detto...

Non attacchiamoci alle parole. Qui si parla della GESTIONE di una serie, cosa che oggi, in forme varie, fanno gli headwriters. Quindi gli "aziendalisti" Favot e Cestaro rientrano pienamente nel discorso. E l'hanno dimostrato con le loro azioni.

Anonimo ha detto...

Piccole precisazioni ad anonimo quasi ben informato.
Compensi della prima stagione che io ricordi tutto sommato esatti (e ribadisco che sono d'accordo che fosse una miseria tanto che sostengo, per la terza volta, la necessità di un minimo).
Serie di successo, numeri alla mano, seconda stagione, non prima.
Scelta di cambiare (quasi) tutti gli sceneggiatori già avvenuta a metà della prima stagione da me, solo da me, tanto che ho costretto la produzione a pagare (poco) anche sceneggiature non scritte a sceneggiatori che avevo voluto cambiare... la dietrologia delle strategia contrattuali è la ciliegina. Complimenti.
Fabrizio aziendalista da tre mesi, ma pur sempre aziendalista evidentemente Cestaro

Anonimo ha detto...

Invito tutti a rileggere il post che ha lanciato la discussione, per misurare la nostra triste condizione. Stiamo discutendo se un minimo di 1600 euro sarebbe accettabile, e facendo questo abbiamo già implicitamente accettato di essere solo dei produttori di parole per prodotti standardizzati (format), rassegnati al fatto che le serie vengono created by... qualcun altro (non uno scrittore) e in qualche altro posto (non le produzioni).

Manouche

Anonimo ha detto...

con tutto il rispetto per l'indiscutibile stato di servizio di cestaro e per lo zelo neofita di favot,(cui consigliamo di non sposare l'Azienda e di sfruttare il momento perchè al primo intoppo lo frullano: golden boy o girl lo lo siamo stati un po' tutti e per molti guarda com'è finita) mi pare che qui ci si stia accapigliando sulle sottigliezze: che siano 1600, 5000, 0 50, (come si favoleggiava sui soggettini di don Matteo) sono troppo pochi e Publispei ci marcia.Ergo, è indifendibile. Così come Valsecchi (che paga meglio perchè tanto poi ti rapina sulla siae) . Il fatto che questo sia un mestiere non male, e che molti all'inizio pagherebbero pur di farlo (poi arriveranno anche a uccidere , pur di continuare, per quanto simbolicamente, socialmente, umanamente) non dev'essere assolutamente un alibi per abbattere la concorrenza. Un organismo di categoria DEVE schierarsi coi più deboli, e aggiungo, anche i più forti dovrebbero farlo.I più deboli in questo momento non sono i giovani aspiranti,nè le star del created by, sono i professionisti della fascia B/C, gente d'esperienza che fa onestamente questo lavoro da anni, vedendosi via via calare i compensi con pretesti assurdi, e che però non puo'svendersi per quattro baiocchi (proprio in senso di biscotti) e due carezzine adulatorie come uno appena uscito da un corso Rai.Bisogna dire a chiare lettere, che un buon head va pagato e tanto, per le responsabiltà che si assume, ma non a spese degli altri, non dev'essere il puntatista medio a cavarsi il sangue per lui,nè direttamente nè indirettamente.
direi che il protocollo di buona condotta potrebbe cominciare così: 'nessun head associato accetti di lavorare con società che paghi lo sceneggiatore di puntata sotto i minimi stabiliti dalla Sact'.
Troppo semplice?semplicistico ?Figurati.

PINCOPALLO ha detto...

quoto l'ultimo anonimo. Stabiliamo i minimi e facciamo firmare un documento di adesione a tutti gli head.

Giulio Calvani ha detto...

Salve a tutti,

scrivo per i Cesaroni dal primo anno e sono entrato come staff writer insieme a Federico Favot. Abbiamo cominciato guadagnando molto poco, come accade sul set o in qualsiasi bottega artigiana. Ci sembrava spiacevole ma necessario, visto che le nostre esperienze di scrittura televisiva erano state fino a quel momento poche e sporadiche.
In ogni caso non è durata molto, visto che Fabrizio Cestaro e quelli del reparto editoriale Publispei - gente cui dobbiamo molto più che questo - ci hanno progressivamente messi in condizione di negoziare compensi sempre migliori.
Li abbiamo negoziati mettendo sul tavolo della trattativa soltanto il nostro lavoro: se ora possiamo mantenerci con la scrittura vuol dire che evidentemente era fatto bene. Sono ansioso di affrontare l’opera di quell’anonimo che dice che “I Cesaroni” potrebbero essere scritti da chiunque.

Confermo, visto che lo ricordo bene, che la squadra di scrittura è stata riconsiderata tra il primo e il secondo blocco della prima stagione della serie. Riconsiderata, non rivoluzionata. La seconda serie ha continuato ad essere curata da Fabrizio, assistito da noi e dalla nostra collega e amica Francesca Primavera - che si era distinta nella prima per un episodio particolarmente brillante.
È un dato di fatto che la serie abbia tenuto un cinque per cento di media in più rispetto a quella che l’ha preceduta.

Non credo sia necessario giustificare più di tanto Publispei e Mediaset per aver condiviso la scelta di Fabrizio di sviluppare la maggior quantità possibile di scrittura all’interno del nostro stesso team. A vedere “Romanzo Criminale”, “Boris” o “Tutti Pazzi per amore” sembrerebbe proprio che contenere il numero degli sceneggiatori esterni paghi.

Né io né i miei colleghi, a scanso di equivoci, abbiamo mai sottratto alcun compenso - né tanto meno alcuna firma - ad alcuno degli sceneggiatori esterni al gruppo. E siamo disposti a dimostrarlo pubblicamente.

Mi auguro che in quell'occasione dimentichiate il passamontagna sullo scrittoio. Il pestaggio incappucciato è una vigliaccata da squadraccia.
Siete autori, presumo: firmatevi.

Giulio Calvani

Anonimo ha detto...

Sottotesto del Calvani:

Salve a tutti,
me ne stavo tranquillo per i fatti miei quando m'hanno chiamato Favot e Cestaro per dirmi che ero una merda se non venivo di corsa sul blog a dire che loro due erano dei benefattori dell'umanità e che publispei è il paradiso terrestre.

Però siccome non mi va di passare per servo, più di quello che già sono, quando scrivo "se ora possiamo mantenerci con la scrittura vuol dire che evidentemente era fatto bene (il lavoro)" voglio far capire che prima mi davano proprio un tozzo di pane e che se adesso mi pagano di più è perché non ho mai rotto le scatole mettendomi sempre dalla parte giusta.

Poi, siccome non bastava ancora, ci ho aggiunto che la seconda serie dei Cesaroni ha fatto il 5% in più di share, non perché è fisiologico che una seconda serie cresca se una prima ha catturato l'interesse del pubblico, ma per fare intendere che sulla prima serie la colpa era tutta di quegli sceneggiatori che sono stati cacciati da Cestaro, nonostante avessero già un contratto.

Non sapendo più che inventare, ho messo nel calderone pure Boris e Romanzo Criminale, come fossero la stessa cosa e lo stesso sistema produttivo dei Cesaroni.

Per chiudere, ci ho messo pure che io e quelli al mio livello di servilismo di soldi di altri non ne abbiamo visti (semmai se li è intascati qualcun altro più grosso di noi).
E ho pure fatto confusione, perché dicendo che non ne ho presi a sceneggiatori esterni potrei fare intendere che li ho presi a quelli interni.

Evidentemente sono cotto. Sono stato sveglio tutta la notte per scrivere questa stronzata e adesso che sono le 5.45 me ne posso finalmente andare a dormire, sperando che domani i miei padroni siano soddisfatti di come ho leccato il loro scintillante di dietro.

Giulio Calvani (liberamente interpretato)

Anonimo ha detto...

Ciao, Giulio.
Dunque, esssendo "a bottega artigiana", 1600 euro sono un buon compenso per scrivere una serie di successo? Mi pare che tu confonda il controllo sul processo di scrittura con quello sulle persone.

Giuseppe

PS: Lux mi è ancora debitrice di 120/150 euro in tutto per tre soggetti Don Matteo. Ormai saran 4 anni.

Anonimo ha detto...

vorrei sparare delle cifrette di riferimento perchè qualcuno si faccia un'idea di cosa stiamo parlando.quando i seri anglofoni sbarcarono da noi nel 95 per insegnarci come si scriveva un soap e cosa fosse la scrittura seriale, ingaggiarono tramite test un drappello di 25/30enni che ondeggiavano tra la poca e la zero esperienza.il loro lavoro di staff writing, quindi (grossomodo)con l'obbligo di presenza, veniva valutato all'epoca tra il 1500 000 e i due milioni e mezzo. A settimana. senza dunque nemmno scomodare l'istat e menate varie diremmo tra i 750 i mille e duecento euro di oggi. Quattordici anni fa. chi ha fatto quell'esperienza a in modo consistente sa che davvero si è trattato della miglior scuola - e ben pagata che si possa immaginare. si sgobbava duro e si imparava. quando si parla di dare un'opportunità ai giovani, si deve parlare di questo livello di impresa, non di mezzucci per fare cassa.

Anonimo ha detto...

vorrei fare un OT sull'anonimato, se me lo consentite. è uno strumento prezioso, specialmente in quei momenti in cui sei così nero , dopo l'ennesimo fiasco , che vuoi solo azzannare alla dove capita capita.E allora dici cose , di cui probabilmente prima o poi ti pentirai. Quando parla la rabbia, spesso dice stronzate.però la rabbia serve. e' la rabbia, il furto maggiore che è stato fatto a molti di noi per cui se questo è un posto dove sfogarla e guadagnare una pacca, magari altrettanto anonima, ben venga.
però concordo con coloro che dicono che quando sei protetto da un passamontagna non puoi fare accuse specifiche a chi invece ci mette la faccia, è una vigliaccata squadrista. un conto è denunciare un andazzo, un altro è puntare il dito senza dover dimostrare niente. Questo si chiama calunnia e non si fa. Mi è successo non di accusare ma di criticare i prodotti di colleghi che si firmavano e sebbene forse sia meno grave non è cosa di cui andar fieri. se appena si puo' , se proprionon siamo nel tunnel, firmiamoci. E' il primo atto di quella responsabilità che troppo spesso chiediamo agli altri. Per quanto mi riguarda questo è il mio ultimo post anonimo. se potrò sostenere a viso aperto quello che scrivo mi firmerò e se non potrò, rimarrò in silenzio ad ascoltare. spesso è la cosa migliore.
l'ultimopostanonimo

Anonimo ha detto...

---> se appena si puo' , se proprionon siamo nel tunnel, firmiamoci.

Siamo nel tunnel...

SACT ha detto...

Ci dispiace che alcuni colleghi vengano accusati o insultati, ma è accaduto in precedenza sul blog e continuerà ad accadere.
Vediamo il lato positivo, questa serie di accuse anonime ha permesso di avere l'intervento di tre professionisti come Cestaro, Favot e Calvani.
L'invito rivolto a Favot vale anche per te Giulio e per Fabrizio. Pensiamo che sia giusto vedervi alle riunioni della SACT e sapere cosa pensate della situazione del mercato della scrittura.
E' fondamentale la partecipazione di tutti per migliorare e definire le condizioni minime di lavoro degli sceneggiatori.
Ed è importante soprattutto la partecipazione di chi firma prodotti di successo come i Cesaroni.
I traguardi personali, piccoli o grandi che siano, possono essere usati in modo responsabile, per tutta la categoria.
Questo invito vale anche per tutti gli anonimi che postano commenti su questo blog. E' molto più utile e costruttivo venire agli incontri SACT per parlarsi un po' in faccia. Vedrete che tutta la rabbia che covate sarà indirizzata in modo decisamente più finalizzato.
Noi vi aspettiamo.
Detto questo, non rinunceremo all'uso dell'anonimato in questo blog, perché gli insulti e le offese sono il termometro che serve a misurare il malcontento della categoria.
Come scritto sopra, nei mesi passati ci sono passati altri colleghi e, come si suol dire, "a chi tocca nun se ingrugna".
Resta inteso che, dovessero mai le accuse lanciate in modo anonimo risultare fondate, la SACT prenderà una posizione netta e decisa.

Anonimo ha detto...

Sact scrive:
"Resta inteso che, dovessero mai le accuse lanciate in modo anonimo risultare fondate, la SACT prenderà una posizione netta e decisa."

Non c'è rabbia in questo intervento, solo delusione.
Delle persone sono venute "fisicamente" da voi e vi hanno raccontato delle cose su quanto accaduto in passato in publispei.

Quelle persone voi le conoscete, sono vostri colleghi, e si sono fidate di voi "esponendosi" quel tanto che gli era consentito.

Non speravano in un vostro intervento, sanno bene qual è la il grado di incisività della vostra organizzazione. Volevano soltanto di essere creduti e avere la vostra solidarietà.

Ma evidentemente non credete alla loro buona fede, visto che continuate a chiedere prove "fondate" e visto che siete pronti ad andare a braccetto con quelli che una responsabilità in quei fatti, anche se in grado diverso, ce l'hanno di certo. Cestaro e Favot, per esempio, gente che ritiene normale, e anzi meritorio, pagare sceneggiatori 1600 euro al mese.

E' un brutto segnale quello che state dando. Sembra proprio che per voi conti più riuscire ad associare un nuovo headwriter alla sact che i diritti della gretta manovalanza.

Se questa è la direzione che avete deciso di prendere, di trasformarvi in un club priveé degli headwriter, buon per voi.

Io continuerò a credere che un autore è autore se scrive una sola battuta come un'intera serie, se è headwriter o l'ultima ruota del carro, con pari diritti e pari dignità.

Anonimo ha detto...

Non mi sembra che Cestaro abbia detto che pagare 1600 euro una sceneggiatura sia meritorio anzi, ha espresso la sua adesione al post e quindi alla necessità di stabilire un minimo garantito. Ora, secondo te, se lui e altri head si associassero nel portare avanti questa richiesta nei confronti dei diversi produttori, chi ci guadagna? loro o le frange della categoria che hanno meno potere contrattuale? Un consiglio... cerca di guardare oltre il tuo livore!

Anonimo ha detto...

Promemoria per gli sbadati

Anonimo scrive:
Mi è arrivata voce che Publispei ha assunto dei giovani tuttofare a 1600 euro al mese per stendere la prima versione delle sceneggiature dei cesaroni.

Favot risponde:
Io invece ho sentito che la Publispei ha fatto dei test a una ventina di persone, ha poi scelto un paio di giovani aspiranti sceneggiatori sconosciuti e senza esperienza, li ha messi sotto contratto, li paga regolarmente ogni mese, offre loro la possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro e di imparare qualcosa accanto ad altri sceneggiatori con un minimo di esperienza in più.

Vista così sembra più una cosa positiva che negativa, o sbaglio?

E Cestaro aggiunge:
3. il sistema di scrittura dei Cesaroni lo conosco un pochino. Anche se non ho preso parte all'ultima stagione sono sicuro che non si sia trasformata in una fucina di sfruttatori e crumiri.

Barbara Petronio ha detto...

Ciao Anonimo,
faccio parte del direttivo da tre anni e in questo lasso di tempo ti garantisco che non è mai venuto nessuno a denunciare, fatti alla mano, l'operato della Publispei o di altri produttori.
Spesso in assemblea si sono alzate voci, sempre in terza persona, sempre riportate per sentito dire, mai dai diretti interessati.
In questo modo è difficile, per non dire impossibile, fare qualcosa. Con i "si dice" non si va da nessuna parte.
Se sei a conoscenza di fatti circostanziati, scrivi a qualsiasi membro del direttivo. Trovi la lista sul sito www.sact.it.
Un'ultima osservazione. In assenza di un contratto nazionale o di un accordo bilaterale, pagare poco non è un reato. Ed è proprio per questo che stiamo portando avanti questa battaglia, per definire dei minimi quanto più inderogabili possibili e per ridefinire l'importanza della scrittura nella serialità televisiva.
Ed ora se vuoi insultarmi, fai pure.

Barbara Petronio

Anonimo ha detto...

sono uno sbadato e mi rivolgo all'ultimo anonimo: e quindi?

Anonimo ha detto...

Che i famosi schiavetti sono pagati 1600 euro al mese significa che sono assunti o che hanno un contratto sul progetto e poi a casa?
Se qualcuno lo sa per cortesia risponda.
Grazie.

Giuseppe

Anonimo ha detto...

Aggiungo: gli anonimi dovrebbero regalarsi un nome qualsiasi, per farsi distinguere.

Giuseppe

Anonimo ha detto...

--->Barbara Petronio ha detto...
Ciao Anonimo,
faccio parte del direttivo da tre anni e in questo lasso di tempo ti garantisco che non è mai venuto nessuno a denunciare, fatti alla mano, l'operato della Publispei o di altri produttori.
...
...
...
Senza parole...

recarlobixio ha detto...

Salve a tutti, sono Carlo Bixio. Voi non ci crederete, ma sono davvero io. Da questo momento in poi invito tutti gli sceneggiatori truffati, sottopagati, licenziati senza "giusta causa" dalla mia Azienda Modello, a presentarsi al molo 14, 5% (in piu' di share) . Vi imbarcherete come mozzi semplici. Per lo piu' all'inizio farete quello (leggi fotocopie) ma poi visto che mi siete stati piu' volte segnalati, alla fine lavorerete.
E' un pò come i cinesi, i negozi a 50 centesimi, con quelle memorabili minchiatelle, tramuterò la mia casa di produzione in una specie nuova, inafferrabile al mercato, ai libri bianchi, perchè alla fine, tanto per essere chiari, gli sceneggiatori li assumo proprio, li pago molto meno, li metto nel "gabbiotto" chiusi li dentro, gli faccio gestire tutto io. Gli regalo pure un pò di spocchia, quando firmano una cosa ignobile come i Cesaroni, che è la quintessenza di ciò che vuole l'italietta caciarona, lavorando (almeno nella prima serie) su soggetti e scalette uguali identiche alla ben piu' brillante originale spagnola (Los Serranos). Inoltre licenzio mucchi di professionisti senza consentirgli un confronto con gli headwriter. senza nessuna nota scritta che possa permettergli di modificare le due stesure di contratto, così, quasi per noi, con un senso imperiale di dominio. gente che negli anni successivi ha firmato romanzi, serie come Boris, film come "notte prima degli esami, questa notte è ancora nostra", altre serie ben piu' significative.
Io mi crogiolo nella mia assoluta mediocrità di successo. Di cosa stiamo parlando? Anzi, di cosa state parlando? Sceneggiatori italiani, volete lavorare alla Publispei? Firmate, firmate pure il vostro Libro Bianco...anche da anonimi.Vorrà dire che pagherò 50, facciamo 100€ in piu' Favot e Calvani (che comunque hanno firmato pure la sigla tormentone dei Cesaroni, e quindi da qualche parte i soldini per il ghiacciolo li prendono) e, dicevo, mi perdo, non sono un brillante autore come voi, li pagherò quel tanto che basta per costringerli a stanarvi dovunque voi siate.
Il mondo è dei Cinesi, rassegnatevi...

Anonimo ha detto...

CLAP CLAP CLAP!!!
Standing ovation per recarlobixio

Anonimo ha detto...

Applausi a recarlobixio!
Vorrei aggiungere che se la peraltro bravissima Francesca Primavera (e non sto scherzando) è stata confermata sulla base di una "brillante" puntata della prima serie, come mai non è accaduto lo stesso per chi ha firmato con lei l'episodio in questione?
Medidate gente, meditate...

in trincea ha detto...

Alcune osservazioni.
1. Sono passato in Sact, ho raccontato la mia esperienza di ghost e fatto i nomi delle persone per cui ho lavorato. Sono persone attualmente sparite dal circuito e non iscritte alla Sact.

2. I giovani sceneggiatori che prendono 1600 euro/mese da Publispei adesso sanno che avrebbero diritto a perlomeno il doppio. Se hanno intenzione di difendersi potrebbero mandare copia del loro contratto in forma anonima (nomi cancellati) alla Sact e far verificare all'avvocato la correttezza del contratto (mansioni indicate, funzioni realmente svolte ecc). Se non c'è un contratto tipo per gli sceneggiatori, ci sono leggi sul lavoro che vanno comunque rispettate.

3.Calvani non può parlare di "bottega artigiana" per Publispei che ha 30 anni di attività e confeziona prodotti industriali per la più grande azienda culturale italiana che è la RAI con i budget in assoluto più alti come il Festival di Sanremo.

4. Calvani non può parlare neanche di se stesso come artigiano. Il fatto che firmi una sceneggiatura lo solleva al ruolo di autore di prodotti dell'ingegno, sottoposto alla legge del diritto d'autore. Che gli bastino un computer e una sedia per poter lavorare non vuol dire che il suo lavoro non sia parte fondamentale di un processo industriale (e NON artigianale).

5. Il ragionamento romantico di Calvani (sono un giovane artigiano e un padrone mi ha preso a bottega e mi ha tolto dalla strada) è esattamente il ragionamento dei "vecchi" sceneggiatori con vocazione cinematografica che ha impedito per anni alla Sact di stendere un contratto nazionale e di combattere per dei minimi sindacali. Che un ragionamento vecchio ritorni in bocca a un giovane sconvolge. La televisione di oggi non è il cinema di ieri (e comunque li pagavano molto ma molto di più). Il risultato di questo impasse arte/artigianato è che siamo - come viene fatto notare da molti - in ritardo.

6. Il nostro lavoro è competitivo, il che vuol dire che dobbiamo accettare che altri colleghi subentrino a noi. Il punto è COME. E perché. Cestaro ha chiesto di cambiare i suoi sceneggiatori. Forse avrebbe dovuto discutere una soluzione con gli sceneggiatori stessi prima di chiedere a qualcun altro. Questo fa categoria. Questo dobbiamo digerire: che dobbiamo cominciare da noi. Non ci sono santi. Adesso che Cestaro vuole combattere per i minimi, come può pretendere che lo aiutino quelli a cui ha fatto un torto facendo pagare (poco) la rottura dei loro contratti? E come fa la Sact che ha bisogno dell'impegno di tutti a metterli insieme per fare numero e ottenere questi benedetti minimi? Pensateci prima di fare cavolate! Pensateci, maledizione! Ci facciamo male da soli!

Anonimo ha detto...

--->Pensateci prima di fare cavolate! Pensateci, maledizione! Ci facciamo male da soli!

Ma lo stai dicendo agli sceneggiatori come invito ecumenico al volemose bene o lo stai dicendo alla sact che vuole imbarcare i peggio dei peggio?

Perché se è la prima ok, ci faccio un nodo al fazzoletto, ma se è la seconda caschi male. La sact ha già dimostrato ampiamente da che parte sta, da quella degli headwriter, carogne o santi che siano, non c'è differenza.

Per la sact verrà sempre prima un Cestaro dello sfigato che si è preso l'inculata e che prova a protestare. L'ha dimostrato in passato e lo sta dimostrando ora flirtando con lui, con l'aziendalista Favot e con lo schiavetto Calvani.

Ma poi perché non dovrebbe? Come ci ricorda Barbara Petronio (da tre anni nel direttivo), quelle su publispei sono solo voci...

in trincea ha detto...

Lo sto dicendo agli sceneggiatori. E NON è un volemose bene, è usare la zucca. Ogni nostro atto contrattuale e di comportamento si ripercuote sulla categoria. Sono d'accordo con chi ha detto sopra che i golden boy non durano molto. Smettiamola di giudicarci per la "qualità", non crediamoci più bravi degli altri solo perché lavoriamo. Il vento gira. Mors tua non è vita mea, è mors mea. E lo stesso vale per la Sact. Adesso che si muove, che fa qualcosa (di sbagliato? di giusto? vediamo...) viene attaccata come non mai. Mors della Sact è lo status quo, mors di tutti, cioè. E vengo al fatto che non ti piace quello che la Sact sta facendo. Ragioniamo. Cosa dovrebbe (e potrebbe) fare esattamente per quell'inculato che tu dici? Giuro che non lo chiedo in modo polemico, ma sincero. Se tu vedi una strada, indicala.

Anonimo ha detto...

'non crediamo di sentirci migliori solo perchè lavoriamo,il vento gira"

che musica. Come silvio disse alla carfagna, facendo incazzare la moglie "se non fossi già sposato, la sposerei" :o)
moll f.

Anonimo ha detto...

La sact, oggi, è solo un branco di menscevichi convinti che le cose si debbano cambiare dall'alto, ma senza mai dimenticare di anteporre i propri interessi di casta (leggi headwriter) a quelli dell'intera categoria.

BenHecht ha detto...

"Menscevichi"! "Liberista" come insulto sanguinoso!! "Krumiri" (con la K!!!)!!! "Lista nera di sceneggiatori da mettere all'indice"!!!! "Servi del padronato"!!!!! Vi rendete conto? "del padronato"! Il padrone delle ferriere"! Meraviglioso! Incredibile! Che scoperta, ragazzi! Non sapevo che la SACT fosse una macchina del tempo. Faccio "tanto di cappello", come si diceva ai tempi a cui sembrano consone le passionali invettive di cui sopra, nel senso che mi complimento con la categoria degli sceneggiatori per il grande ardimento con cui si discutono idee di riscatto del proprio mestiere ("mestiere"? Attenzione!). Gli anonimi delatori si giustificano dicendo che "rischiano di non lavorare più se rivolgono le loro denunce a viso aperto". Questo significa che adesso lavorano? Che nessuno le ha messe all'indice in una lista nera degli sgraditi, esosi e rompicoglioni? Bé, buon per loro, no? Allora di che si lamentano? Forse del fatto che nella pratica della sceneggiatura la meritocrazia sta cominciando ad essere un principio fortemente minato? Attaccato? Può anche darsi, anzi: è certo, e l'esempio de "I Cesaroni" lo dimostra, ma la questione - per come la vedo io - è precisamente questa. Soprattutto questa. Inoltre non sarebbe male, visto che si tratta pur sempre di una associazione di autori e non di un COBAS, se qualcuno degli interventi più o meno travisati azzardasse un'analisi sul perché, oggi come oggi, abbia tanto successo una serie scritta da "giovani aspiranti sceneggiatori sconosciuti e senza esperienza". Latita il ragionamento, mi pare, tra persone che dovrebbero essere inclini a trarre spunto dalle proprie riflessioni per quello che scrivono. Ma è proprio così, mi chiedo? O non è vero che si tratta più che altro della solita associazione di categoria divisa in due parti inconciliabili: gli anziani tiranni detentori dell'autorevolezza del nome e del mestiere e i giovani alle prime armi (prime? armi? mah). Quest'ultimi tiranneggiati, frustrati, incazzati, che vorrebbero prendere il posto degli altri il più in fretta possibile. "Menscevichi"... Vi rendete conto? Poveri noi.

Anonimo ha detto...

l''analisi del successo dell'adattamento di una serie di successo' è una trovata umoristica.
Considerato che gli spagnoli ci sono affini culturalmente (non abbastanza socialmente e politicamente ahinoi) c'è da credere che se un prodotto felicemente riuscito non viene snaturato , tutto sommato ci sono buone probabilità che riesca bene anche da noi. Analizziamo piuttosto l'insuccesso di un adattamento da un format di successo e chiediamoci perchè mai bisogna spendere miliardi per pararsi il culo acquistando un format e poi darsi martellate sui maroni facendolo diventare qualcos' altro. Ma soprattutto, CHI è che decide di discostarsi dal seminato? Davvero è una masochistica volontà degli sceneggiatori? uhm, ne dubito: prendere soldi adattando a manetta è assai più semplice e remunerativo. Il casino lo fanno i committenti che invocano una presunta "diversità del palato italiano" e le produzioni troppo appecoronate.
Per quanto mi riguarda I Cesaroni è un ottimo esempio di adattamento non-troppo-spocchioso barra creativo e dunque vincente. Non concordo con chi dice che chiunque puo' inventarlo, ma anche se adattare è più semplice, farlo con intelligenza e umiltà è un merito da non sottovalutare.

Anonimo ha detto...

Non ti piace il termine menscevichi? Guarda che avrei potuto fare di peggio definendo la sact un gruppo di proudhoniani o di mazziniani o, peggio, di veltroniani.

Puoi scegliere il linguaggio dell'epoca che preferisci, ma il succo non cambia.
La sact, oggi, è solo un branco di *!#"?(così è meglio?) convinti che le cose si debbano cambiare dall'alto, ma senza mai dimenticare di anteporre i propri interessi di casta (leggi headwriter) a quelli dell'intera categoria.

Anonimo ha detto...

Caro Ben Hect, hai scelto uno pseudonimo meraviglioso, ma il discorso del merito è proprio quello che secondo me non dobbiamo fare qui,in questo blog, in questo momento, su questo argomento. Si parlava di soldi e di minimi.
Siamo alla preistoria. Sì, esatto, siamo alla preistoria, alla provincia dell'impero, nella giungla, nella macchina del tempo, vedi tu... In Italia (e non alla Sact soltanto) siamo alla preistoria di un sistema industriale per la fiction tv. C'è un sistema bloccato (affermazione non contestabile) preistorico che ci mette in bocca una terminologia preistorica. Chi ci indica come trogloditi e ride, se si guardasse allo specchio (e non nel riflesso delle meravigliose serie americane al cui confronto siamo effettivamente dei trogloditi) si accorgerebbe di essere addirittura una scimmia. Perché i trogloditi pur con degli uh uh, cercano un linguaggio, mentre le scimmie - appunto - si limitano a grattarsi e a ridere.
In questa preistoria i trogloditi si sono accorti di questo:
1. comprare format stranieri (con soggetti e sceneggiature già scritte) fa sì che si cerchino "copisti" di talento, ma non autori capaci di produrre soggetti e sceneggiature in modo autonomo.
2. I "copisti" vengono considerati meno autori (non dagli altri sceneggiatori!) dal produttore che pretende (e ottiene) di pagarli di meno.
3. Se i "copisti" accettano compensi più bassi degli autori, accettano di fatto di essere dei non-autori (ragazzi di bottega, copisti, appunto)
4. Se una serie, che utilizza dei copisti e ottiene di definirli di fatto non autori, ottiene successo come i Cesaroni, il mercato ne risente: in positivo per i produttori (pago meno, ottengo di più) in negativo per gli autori che vedranno precipitare la domanda di una capacità creativa autonoma e non sapranno a chi portare la loro offerta.
5. quindi non è affatto un litigio tra vecchi e giovani (anche se certe volte il discorso generazionale si sovrappone) ma un problema "politico" (da cui i crumiri e i menscevichi di vecchia nomenclatura)di fronte al quale tocca schierarsi.
Vogliamo che la fiction italiana resti suddita di un sistema televisivo bloccato e quindi di format stranieri copiati? Chi accetta compensi bassi risponde di sì (qualunque impulso nutra in cuore contro gli head, o la Sact o a chiunque voglia addossare le sue - sacrosante e comprensibili - difficoltà personali). Lo sciopero degli sceneggiatori americani (che ha avvantaggiato tutti) è stato sostenuto anche economicamente (con contributi agli autori più deboli) dagli autori più forti. La Sact non si identifica con gli head, ma si informa, vede come va il mondo e - forse - capisce che a dire no per primi (proprio perché più forti e più ricchi) debbano essere gli head. Per questo cerca di unirli e non di corteggiarli, mi sembra.

Anonimo ha detto...

Ok, pretendiamo giusti compensi. Sono d'accordo. Una domanda, però: qualcuno, alla Sact o altrove, li ha stabiliti questi compensi minimi per il mercato italiano? Si possono trovare da qualche parte? Se esistono qualcuno li può scrivere sul blog?

pongosbronzo ha detto...

Non è vero che nessuno ha mai denunciato i metodi di Bixio e soci. Io ho lavorato alla prima serie dei Cesaroni e nel 2006 ho scritto una lettera anonima alla SACT per denunciare il fatto che la Publispei facesse lavorare gli sceneggiatori sottocosto. E non credo di essere stato l'unico.
Se poi vogliamo ansconderci dietro un dito...

pongosbronzo ha detto...

All'epoca lo feci in forma anonima perché temevo ritorsioni, ma in un secondo momento, alla fine del 2008, scrissi a Giovanna Koch, denunciando l'operato della Publispei e firmandomi con nome e cognome.
Dopodiché?

BenHecht ha detto...

Gli "head" - come li chiama quest'ultimo anonimo - sono forti e ricchi solo nella sua fantasia, io temo. "Forte e ricco" per me è uno che prende cifre astronomiche neanche lontanamente paragonabili alle cifre appannaggio di nomi importanti come Rulli e Petraglia, o gente come loro, "forte e ricco" sarebbe un head in grado di controllare anche produttivamente la serie che inventa, blindato magari da un potere (anzi: da un Potere) che, si sa, è quello che conta per accedere ai network. E' il caso degli "head" italiani? Secondo lui si, io ne sarei meno sicuro. Quanto allo sciopero, se non ho capito male, qui non si farebbe perché quei ricconi di Rulli e Petraglia, o dei capataz di Pietro Valsecchi, o quei disgraziati che si sono visti cancellare da un giorno all'altro "La Squadra" e tra poco anche "Agrodolce" non spezzerebbero il pane con loro. Per questo, non perché il sistema produttivo della fiction italiana è ridicolo, e comunque radicalmente imparagonabile alla seconda industria nazionale degli Stati Uniti, dove uno sciopero duro e determinato ha colpito effettivamente interessi enormi. E dove gli "head" sono ricchi per davvero, sono come capitani d'industria perché la loro è un'industria, appunto, non è, come qui, soggetta alle logiche produttive improvvisate dei due network che ci ritroviamo, non dipende quasi solo dai meschini interessi dei pescecani più o meno grandi che si spartiscono una torta che secondo ragioni di clientela, o dal piccolo cabotaggio politico verso le categorie interessate nelle aree dove la fiction si realizza. E' a conoscenza l'ultimo anonimo (devo chiamarlo così perché tra gente che i nomi dovrebbe essere abituata a inventarli nessuno ha la fantasia di inventarsene uno suo!) che il giovane (e improvvisato) amministratore delegato di Mediaset ha recentemente dichiarato che a differenza dei reality show con la fiction purtroppo c'è lo svantaggio che non si può "cambiare il tiro" strada facendo? E' davvero convinto che uno sciopero degli sceneggiatori italiani farebbe tremare uno che ragiona in questo modo? Li metterebbe in crisi tutti questi interessi? O magari non darebbe il colpo di grazia ad una cosa fragile, effimera, e a cui pochi credono davvero, e che pochi sanno fare davvero. L'acquisto di format stranieri è la (assai relativa) garanzia del produttore al network quando va da lui a chiedere un'attivazione, un investimento. Il postulante squaderna alti dati di ascolto, sia nel paese che l'ha inventato, sia negli altri dov'è stato adattato (mica c'è solo l'Italia a comprare format). Se ci andasse con il soggetto di uno sceneggiatore italiano vuol dire che dall'altra parte dovrebbe esserci uno che sa il fatto suo ed ha il coraggio di dire: questa roba mi piace... funzionerà... la finanzio... proviamo a scriverla... vediamo come viene. Gli risulta che sia così? L'utilizzo di quello che lui chiama "i copisti" nasce da questa degenerazione, e dall'esigenza di risparmiare su tutto perché l'idea è di arraffare l'arraffabile prima che qualcuno cambi idea e decreti che da ora in poi le tv trasmettano solo risse in studio o ragazzi che si ingroppano dentro una casa o lo sport. L'impressione, amico mio, è che siamo alla fine di un'epoca, il segnale che una miniserie prodotta in casa Mediaset (quindi senza produttore esterno, combinata in quattro e quattr'otto, copiata sin nelle inquadrature da un vecchio film di successo) abbia fatto il pieno degli ascolti vorrà pur significare qualcosa?

BenHecht ha detto...

A proposito, quanto ai minimi se al signor anonimo di cui sopra interessa vada a rileggersi l'intervista a Furio Scarpelli pubblicata da "Repubblica" un anno fa, in particolare là dove dice: ... "era un lavoro che ci appagava indipendentemente dal guadagno, perché tra l' altro guadagnavamo poco, sia Age che io, soprattutto io che continuavo a fare il giornalista, perché non riuscivo a mantenere la famiglia soltanto con i film»... Chiede chi lo intervista, stupito: "ancora all' epoca dei “Soliti ignoti”? «Diciamo che stava finendo, ma fino a poco prima io ero redattore di Vie Nuove, dell' Avanti, e anche del Marc' Aurelio, altrimenti non ci si faceva"... Capito? Questo, per dire, era la condizione degli sceneggiatori che scrivevano film come quelli di Totò che guadagnavano quattrini a palate ma che sapevano benissimo di fare anche loro il minimo indispensabile: riadattavano canovacci teatrali, improvvisazioni da palcoscenico, e Totò doveva poi metterci del suo quando si trovava a recitarli davanti alla macchina da presa. Poi, certo, col tempo Scarpelli è diventato Scarpelli e i guadagni sono cresciuti. Ma bisogna prima diventare Scarpelli.

Anonimo ha detto...

BenHecht, sei logorroico da paura, e poi per non dire un beneamato.
E cambia nick, non te lo meriti quello che ti sei scelto. Te ne suggerisco uno io: cestaro.

Anonimo ha detto...

Io sarei curioso di capire che fine ha fatto la denuncia di Pongosbronzo. Sicuramente deve essere rimasta neglia rchivi della SACT...
Qualcuno l'ha vista?
Che so... Barbara Petronio?

Anonimo ha detto...

-- nel 2006 ho scritto una lettera anonima alla SACT per denunciare il fatto che la Publispei facesse lavorare gli sceneggiatori sottocosto --

Se non c'è un accordo tra produttori e sceneggiatori sui minimi è evidente che la lettera è rimasta negli archivi della Sact.

Che dovevano fare? Andare da Bixio e dire "tu paghi poco!". Quello avrebbe risposto "c'è il libero mercato, io ho offerto 5000, la gente ha firmato il contratto, che volete?".

Tra l'altro quanti soci Sact hanno firmato quel contratto di Bixio, di fatto danneggiando la categoria? Sono stati espulsi dalla Sact per aver accettato quei compensi?

Anonimo ha detto...

io ho domandato alla SACT, e in particolare a Barbara Petronio, che fine ha fatto la lettera di denuncia firmata e inviata all'associazione.
E' una curiosità legittima, considerando che lei ha messo nome e faccia scrivendo di suo pungo 'ti garantisco che non è mai venuto nessuno a denunciare, fatti alla mano, l'operato della Publispei o di altri produttori.'
Ora, abbiamo due versioni dei fatti.
Una è quella che racconta pongosbronzo e quella che racconta Barbara Petronio.
E' evidente che qualcosa non torna.
Quindi ripeto la domanda alla diretta interessata, che risponde come membro del direttivo della SACT.

Anonimo ha detto...

ma qui si contina imperterriti ad adorare, nememmeno il suono della propria voce, ma proprio la sinuosità delle proprie anonime righe...che mesto spettacolo. si parlava di compensi. qualcuno ha scritto " se ne discuta alla sact, decidiamoli e chiediamo agli head - gli unici che hanno uno straccio di potere - di farsene garanti nei propri progetti".
Chi da head dice 'io ci sto?'
questo silenzio è assordante.
Moll f.

cristiana ha detto...

io ci sto. cristiana farina

pongosbronzo ha detto...

Lo sceneggiatore è per statuto sostitubile. Se non accetta i termini di un contratto, viene facilmente rimpiazzato da qualcun altro. E i produttori su questo ci marciano.
Non abbiamo il minimo potere contrattuale. Come ce lo costruiamo? Basterà davvero essere tutti uniti per la causa? E saremo davvero tutti uniti poi?
A giudicare da quello che leggo in questo blog, mi sembra proprio di no.
Tornando alla diatriba sulla prima serie de "I Cesaroni", le condizioni economiche erano indecenti (2500 euro per 50', diventati 3300 dopo una rapida ed indolore trattativa telefonica). All'epoca avevo già lavorato per serie in prima serata con compensi adeguati e avrei potuto e dovuto rifiutare. Invece ho accettato credendo a false promesse di ipotetici coinvolgimenti in progetti futuri (fanno anche questo, sì). Poi però, preso dalla frustrazione, qualche mese denunciai il fatto con la famosa lettera anoonima. Forse sbagliai a scrivere quella lettera, non lo so. Quello che so è che in molti fecero finta di niente. Anche in SACT. Qualcuno dei miei colleghi, al corrente di quello che accadeva in Publispei, mi ha aspramente criticato per averla scritta.
Ora non mi interessa puntare il dito sul direttivo attuale, non è questa la mia intenzione. Vorrei semplicemente porre l'accento sul fatto incontrovertibile che siamo e continueremo ad essere l'ultima ruota del carro in un sistema produttivo così strutturato.
Non è cambiato niente da allora. I produttori fanno il bello e il cattivo tempo. Per la serie in questione continuano a girare compensi fuori da ogni logica di mercato. Ma nessuno muove un dito. Evidentemente a troppa gente sta bene così. Di questo passo le nuove leve che usciranno dai corsi di sceneggiatura penseranno che le cifre siano queste...
Qualsiasi battaglia a quel punto sarà inutile.
Perciò: o la facciamo seriamente, questa battaglia, oppure ci cerchiamo un altro lavoro.
Io vorrei farla, ma con quali strumenti?

Almeida ha detto...

Sarò breve... tornato adesso e sono piuttosto stanco e brillo.

A proposito della publispei, non è tutta merda come qualcuno ha scritto. Qualcosa di buono c'è anche in bixio e in principini. Certo pagano poco, ma con loro non si lavora poi così male.

Per i compensi, mi chiedevo, ma non si potrebbe calcolarli in base a una percentuale sul budget totale della produzione? il 10? il 15?

Trovo infantile e vergognoso che qualcuno si permetta (in anonimato) di fare il nome di colleghi per parlarne male... e poi, a dirla tutta, non sono proprio convinto che chi non lavori sia bravo quanto chi invece lavora. Insomma come dice Mckee non esistono geni incompresi.

notte a tutti.

Anonimo ha detto...

pare che hitler coltivasse teneramente i fiori...
almeida sei caduto nel tragico equivoco: non solo chi lavora puo' essere ipoteticamente bravo quanto chi non lo fa, ma spesso è addirittura l'inverso.(a meno che non si sostenga - come sempre più frequentemente mi accade di ascoltare - che la 'vera' bravura DEVE comprendere ,o si esaurisce, nel "saperci fare")

Non si puo'liquidare il dato di fatto che se qualcuno ha lavorato molto o moltissimo in passato e oggi si trova in difficoltà, è difficile sostenere che sia diventato un cane così, di botto. (la cosa buffa è che non possiamo nemmeno ipotizzare che nel frattempo il suo stile sia invecchiato , dato l'immobilismo mammuth che caratterizza il settore)

La verità è che la nostra penna è grossomodo ininfluente, in un sistema che livella ogni differenza. Dunque si viene scelti nella pletora , secondo ben altri criteri, tra cui appunto il prezzo.Ma non solo.
Mi spiace sottolineare un luogo comune ma corrisponde a esperienza diretta. Chi lavora, oggi, oltre a costare poco, ha un carattere accomodante, un'intensa vita sociale e/o è protetto da un buon head, cioè fa docilmente parte di una factory .
fuori da queste macrogruppi ci sono pochi sparuti casi isolati e il resto è un laborioso nulla.

moll f.

Anonimo ha detto...

Ma che belli che siete!
Tutti occupati a far finta di nulla e a deviare il discorso da un'altra parte.

Dopo che per giorni vi siete affannati a negare di avere notizie dettagliate sulla publispei e sui comportamenti di Cestaro e Favot, dopo che più volte avete invitato a scrivere alla sact, anche in forma anonima, promettendo che avreste valutato le azioni da fare, che cosa esce?

Che non solo la letterina anonima è nelle vostre mani da tre anni, ma che l'autore si è anche palesato a Giovanna Koch spiegando per filo e per segno quanto accadeva in publispei. E ha anche aggiunto, come se non bastasse, che altri hanno seguito il suo esempio.

E voi? Per caso rispondete, fosse anche per dire che pongosbronzo è un bugiardo? Nooo, preferite girare la testa dall'altra parte, con la Giovanna Koch troppo preoccupata dalle sue caldane per ricordarsi di una lettera, carità Cristiana che si affretta a buttare lì un "io ci sto" che si presta a molteplici interpretazioni e Barbara direttivo Petronio lingua in bocca (metaforicamente parlando) con Federico Favot e Fabrizio Cestaro (lo schiavetto Calvani può assistere e applaudire, ma non partecipare)

Davvero complimenti! Gli struzzi gli fanno un baffo alla sact.

Una qualsiasi battaglia per essere vinta, ha bisogno di persone credibili a sostenerla. E voi, con l'accozzaglia che state mettendo assieme, potete giusto imbarcarvi sul titanic...

(e non dite che così facendo delegittimo la sact; con i vostri ambigui comportamenti vi siete delegittimati da soli)

pongosbronzo ha detto...

ragazzi, mi sembrate un tantino frustrati.

Anonimo ha detto...

Caro anonimo,
due osservazioni.
la prima: su quale blog stai scrivendo? Davverol la Sact nasconde i problemi?
Seconda: non capisci che con questi toni spegni la discussione, mandando tutto in caciara?
Piero *!#" Bodrato

Ma poi, quale anonimo sei dei tanti?

Anonimo ha detto...

la risposta di Cristiana è chiarissima e senza interpretazioni. si dichiara disponibile a impegnarsi, una volta definiti i compensi minimi per gli sceneggiatori di puntata, a farsene garante per i progetti che porterà avanti. Grazie a nome di tutti noi e speriamo che presto qualcun altro la imiti.

sui toni, concordo con Bodrato, è veramente sgradevole - sebbene se ne possano capire le motivazioni -arrivare così in basso e in forma anonima. spero vivamnte che questo torni ad essere uno spazio di confronto perchè al momento sembra un cassonetto indifferenziato. La roba buona utile o/e riciclabile è mischiata con puteolenze marcescenti intollerabili
Moll f.

giovanna koch ha detto...

@pongosbronzo
Scusa, leggo adesso la tua dichiarazione di avermi spedito una denuncia nel 2008 firmandoti con nome e cognome e casco dalle nuvole. Ho appena chiesto conferma alla segreteria Sact. Mai ricevuto nulla. Domani cercherò nei famosi archivi, ma com'è possibile che - visto che ti eri già esposto con nome e cognome - tu abbia aspettato tanto tempo per chiedermene conto e tu lo faccia adesso pubblicamente?
Se la lettera fosse arrivata avrei senz'altro dovuto farmi viva con te. Quindi, al momento incasso quest'accusa di negligenza e menefreghismo (anche se la considero assolutamente immeritata) e mi dispiace che tutto ciò si riverberi sulla credibilità del direttivo e della Sact.
Quanto alla sostanza di quello che dici, è vero, il problema sono i minimi.
Nel maggio 2007, un'assemblea della Sact varava una proposta di contratto con i seguenti compensi minimi per le serie da 50’ (che sono quelle in cui rientrano i Cesaroni)
a) soggetto di serie: 50.000
b) soggetto di puntata : 5000
c) sceneggiatura: 15.000

Questa proposta venne portata all'Apt (di cui Bixio era allora presidente).
Solo due anni fa e queste cifre che allora erano compensi medi da fissare come minimi oggi cosa sono? Sogni?
Chi ha firmato per un compenso ridicolo aiuta Bixio a non ricevere la Sact e a ridergli in faccia.
Chi ha firmato per poco può anche pentirsi e scrivere alla Sact, ma forse dovrebbe prendersela un po' anche con se stesso e fare proposte concrete.
Con amicizia, @pongosbronzo, ti ricordo che ho un indirizzo giovannakoch@sact.it al quale puoi scrivere tranquillamente quando vuoi. Possono farlo tutti. Mi prendo la libertà di non rispondere agli insulti.

pongosbronzo ha detto...

cara giovanna, c'è stato un fraintendimento. non era un'accusa, la mia, ma una semplice constatazione. ti scrissi tramite facebook in via del tutto privata, del resto. non mi aspettavo che facessi nulla dal momento che ormai erano trascorsi degli anni. lo feci solo per metterti (mettervi) al corrente di quello che era successo all'epoca della prima serie de I Cesaroni.
non volevo accusare né offendere nessuno.

pongosbronzo ha detto...

A scanso di polemiche, voglio precisare che la lettera che scrissi a Giovanna Koch era una lettera privata. Ne pubblico qui uno stralcio per precisare a tutti che non mi stavo lamentando né intendevo accusare nessuno di negligenza o menefreghismo.
Sono anch'io teso alla ricerca di soluzioni. Il problema è che non ne vedo.

Ecco uno stralcio di quella missiva: "Il problema è proprio questo: non puoi obbligare nessuno a non lavorare. Ieri (alla riunione sact, ndr) Paola, mi sembra, faceva l'esempio dello studente che glielo ha messo nel di dietro (parole sue). Ma io mi metto anche nell'ottica di quel ragazzo. Qualcuno gli offre un lavoro e già questo è un evento. Magari fare lo sceneggiatore è il sogno di una vita e quel ragazzo pensa di saperlo fare bene. Quali argomentazioni gli porti per indurlo a rifiutare, per fargli capire che non sta facendo una scelta "deontologicamente" corretta? Io, ad esempio, i 50 euro della Lux li ho rifiutati. Ma i soggetti per Don Matteo gliel'ho scritti comunque perché ero convinto che fossero soggetti validi. Oggi probabilmente non lo farei più. Ma allora ero appena un ragazzo. Chi glielo spiega ai ragazzi giovani che scrivere una puntata dei Cesaroni per 3000 euro è profondamente ingiusto?
Io ho due figli. Quando mi proposero di scrivere due puntate dei Cesaroni a quelle cifre rifiutai, ma poi mi trovai costretto a contrattare. Strappai qualcosina in più. Menotti, per dire, potè permettersi di rifiutare. Io no. E come me ce ne sono tanti altri.
In America esiste un sindacato. Quando si sono fermati tutti hanno rischiato di mandare in tilt l'intero sistema industriale e alla fine sono arrivati ad una piattaforma di contrattazione.
Qui il sistema industriale non esiste. Alla fine se tutti gli sceneggiatori, per assurdo, incrociassero le braccia, network e produttori troverebbero una scappatoia per andare avanti. Sai quanti sceneggiatori di soap opera sono a spasso oggi? Credi che riusciremmo davvero a creare un fronte unito?
Mi sembra un'utopia.
Sul lavoro, e questo è un altro nodo, parliamo poco. C'è poca comunicazione e tanta preoccupazione.
Ieri sera, ad esempio, alla sact c'erano solo head writer. Ma gli altri come me dov'erano? Se manca la comunicazione tra di noi, diventa davvero difficile. E poi continuo a vedere colleghi che sotto sotto esultano per le disfatte altrui. Il nostro è un mondo strano, pieno di invidie e di rancori malcelati. Inutile nasconderselo. In queste condizioni qualsiasi forma di corporativismo diventa difficile da gestire.
Io sono per avere un sindacato forte di categoria che difenda la nostra professionalità. Lavorare fuori mercato è peggio che lavorare in nero. Ma ti obbligano a farlo. Ti costringono. Ti mettono nelle condizioni di non poter rifiutare, arrivando anche a ricattarti.
Un organismo di tutela va introdotto. Una tutela minima va garantita a tutti. Invece spesso i nostri contratti servono solo a garantire gli interessi dei committenti."

giovanna koch ha detto...

caro @pongosbronzo, adesso è tutto chiaro, grazie di aver pubblicato la tua lettera. e su facebook sai bene che la conversazione è proseguita e non è stata ignorata. Continuo a non capire perché hai tirato fuori di nuovo la questione qui sul blog e in quel modo (proprio quando dei Cesaroni si stava infine parlando) ma non importa. La gente che non sa, fraintende. Passiamo all'argomento principe: cosa fare. E continuiamo su quello. Come hai potuto leggere, ancora molti dubitano che uno sciopero indetto dalla Sact possa essere incisivo. In un'altra assemblea della Sact si parlò di sciopero delle firme. Tutti gli sceneggiatori ritirano i loro nomi dai titoli. Che ne pensi? Sarebbe una buona arma?
E quanto all'organismo di tutela, proprio di quello si sta parlando quando si parla di ciò che avviene in Francia e quando si parla di accordo di buona condotta. Ciao!

Anonimo ha detto...

dunque i minimi ci sono. Buona notizia.
L'assunto filosofico della difesa compatta del created by e del fatto che non la si deve vedere come una battaglia solamente elitaria è : siccome gli head sono gli unici non fungibili e non intercambiabili sosteniamoli uniti e compatti, anche se siamo lontani da quelle posizioni, anche se difficilmente lo diventeremo,un giorno, perche comunque dal loro potere arriveranno vantaggi per tutti gli altri. Sbaglio?
Se la premessa è giusta, si basa sul fatto che lo stesso produttore che non esita a dare una puntata allo studentello, si guarderebbe bene dal prendere una persona senza alcuna esperienza per fargli dirigere l'intera baracca . Perchè mai allora le 30 o 40 persone che oggi ce l'hanno, questa esperienza, non possono firmare tutte insieme una lettera di intenti all'ANPI e - per conoscenza - ai broadcaster? Cosa puo' mai succedere? che i produttori corrono ai ripari con le liste di proscrizione? Che i sottufficiali passeranno di grado? Sì forse, ma sarà più facile individuare le sacche, circoscrivere, intervenire...e poi sinceramente trovo difficile credere che anche i produttori più squali non avrebbero un fremito di vergogna a proporre esplicitamente" a un giovane di talento di sedersi in poltrona "a patto di non rompere i coglioni".
se le cose vanno come vanno forse non è perchè non si riesce a cambiarle, ma perchè finora non ci si è nemmeno provato.
Cara Sact scriviamo una lettera,facciamola firmare da tutti i capoprogetto, perchè è giusto così: noi sosteniamo le loro battaglie, e loro sostengono le nostre.

Moll f.

Anonimo ha detto...

oops, che gaffe. volevo all'APT, non credo che i Partigiani abbiano molta influenza, oggigiorno...;o)
Moll F.

CesaroniFansClub ha detto...

Insomma, da quello che mi pare di capire, tutto nasce da una lamentela dello sceneggiatore che si nasconde dietro il nick Pongosbronzo.
Questa persona avrebbe lavorato sulla prima serie dei Cesaroni riuscendo finanche a trattare con Publispei per farsi aumentare il compenso, ma non contento del trattamento avuto e soprattutto di non essere stato chiamato a scrivere altre puntate ha dapprima scritto una missiva ANONIMA alla Sact per poi andare a lamentarsi con i singoli soci, su Facebook ma anche in giro, di essere stato pagato poco.
Immagino che abbia infiocchettato i suoi racconti aggiungendo anche altro, vista la reazione che ha provocato in questo blog, dove la Publispei e coloro che lavorano per lei sono stati messi alla pubblica gogna.
Stando così le cose, credo proprio che sono molti quelli che oggi debbono fare pubblica ammenda, compresa la Sact che ha dato spazio a queste infondate dicerie.

pongosbronzo ha detto...

Caro CesaroniFansClub,
non mi sono lamentato di essere stato pagato poco. Ho lamentato la grave situazione in cui gli sceneggiatori che hanno partecipato alla prima serie de I Cesaroni si sono trovati a lavorare. Me compreso, ovviamente.
Ci tengo anche a precisare che io ho semplicemente dato la mia testimonianza (senza infiocchetare un bel nulla), ma sono stati altri a tirare fuori su questo blog l'argomento (leggiti il primo post).

Anonimo ha detto...

No no no,
cari Cesaroni fans, non ve la cavate così.
Un conto è evitare gli insulti, un altro affermare che il problema non esiste. Troppo facile, il problema esiste eccome. Risolleviamo il tappeto, che sotto c'è molta polvere.

Anonimo ha detto...

tanto livore per nulla. che amarezza!

BenHecht ha detto...

BenHecht, sei logorroico da paura, e poi per non dire un beneamato.
E cambia nick, non te lo meriti quello che ti sei scelto. Te ne suggerisco uno io: cestaro.

A parte che non sono Cestaro (purtroppo), bisogna dire che questo signore che invece si merita il suo anonimato di cose interessanti ne ha dette eccome, una capacità analitica e propositiva quella si "da paura", a parte la coda di pesce in cui è finita tutta la polemica. E la puzza di vigliaccheria, di meschinità che aleggia su tutto. Belle figure di sceneggiatori ha associate la SACT, non c'è che dire! Complimenti e auguri.

Goletta Verde Fiction ha detto...

Be', no. Il post chiedeva di parlare di compensi e quindi il riassunto è un altro.
1. Publispei paga dei giovani sceneggiatori (selezionati tra altri) a 1600 euro/mese. Tipo di contratto non si conosce, ma nessuno ha smentito.
2. Tutti hanno confermato che le puntate dei Cesaroni (50') sono state pagate troppo poco: da 2500 a 5000 euro massimo, cioè appena un terzo sia dei minimi richiesti dalla Sact che di quanto mediamente veniva pagato da altre produzioni, che è a sua volta la metà di quanto pagato in Francia e Inghilterra.

Adesso lo sanno tutti: Publispei sfrutta gli sceneggiatori. Bollino nero a Bixio.

Anonimo ha detto...

Cesaronifans (un altro nick di Cestaro, o dello schiavetto Calvani?), ci vuole davvero faccia tosta per pretendere scuse quando una sola delle cose venute fuori su questo blog basterebbe a far vergognare la publispei.

Innanzi tutto i compensi ridicoli e fuori di ogni logica, e nella prima seria una divisione tra senior e junior a tutto vantaggio dei primi.
E poi i contratti annullati dall'oggi al domani senza possibilità alcuna di rivalersi. Ce l'ha confermato proprio Cestaro, che addirittura ne rivendica la paternità.
E poi la chicca da cui è cominciata tutta la discussione. Quegli sceneggiatori pagati 1600 euro al mese per scrivere sulla fiction più seguita d'Italia, scelta sostenuta con orgoglio da Federico Favot, che si sente tanto madre Teresa di Calcutta nel dare una possibilità ai giovani sceneggiatori.

Quindi di scuse da fare a publispei, Cestaro e Favot non ce ne sono.
Abbiamo però imparato a conoscerli. E chiunque sia passato da questo blog adesso può decidere in piena consapevolezza se girargli al largo o mettersi a quattro zampe.

Ma poi...! Arrivare al punto di chiedere le scuse anche alla sact! (guarda se tocca a me difenderli!)

Hanno svolto egregiamente il loro ruolo di pompieri, negando fino allo spasimo di avere notizie dirette su publispei, giocando sulle parole per non prendere una posizione ufficiale, corteggiando addirittura Favot e Cestaro, in piena campagna acquisti, e invitandoli alle loro assemblee. E voi volete le loro scuse?

Mhhh..., ma se vi offrono un posto nel direttivo vi basterebbe come risarcimento per ritenere chiuso l'incidente? Fateci un pensierino...

Anonimo ha detto...

sono stato il primo a firmarmi e vi assicuro che appena ho qualcosa da dire continuo a farlo firmando. Vi prego solo di smettere di attribuirmi nick
Fabrizio mai anonimo Cestaro

Anonimo ha detto...

vorrei solo far notare che in questo blog scrivono o bazzicano altri head, oltre a Cristiana Farina. Salvo il loro pieno e giustissimo diritto a farsi vivi per respingere accuse più o meno infamanti, si potrebbe sapere cosa ne pensano della proposta di scrivere e firmare una semplice dignitosa lettera di intenti?
premesso che sono giorni particolari , si vota, si va al mare etc. io non credo che sia passata inosservata. se è un comprensibile timore di esporsi, a trattenerli , a me sta anche bene. Scagli la prima pietra, nevvero. Le ritorsioni posso arrivare anche alla Ivy League, ai Cestaro e compagnia , però a questo punto mi chiedo: Se è legittimo che abbia i suoi motivi , o che abbia paura gente di successo, gente affermata, che affila buoni prodotti da anni , colleghi che solo di (sacrosanto) equo complenso proveniente dalle repliche hanno di che mangiare e trastullarsi a vita, come possiamo chiedere il coraggio agli altri? Come si possono sopportare i moralismi d'accatto, le reprimende infuocate agli odiati negri, l'incitazione a firmarsi, a vivere responsabilmente questo mestiere, se nessuno, nessuno di noi nemmeno i più bravi e i più fortunati ( con la luminosa eccezione di Cristiana) si sente così forte da mettere la testa fuori dal sacco? Se devo scusare una pavidità,scuso in primo luogo quella di chi non arriva a pagare le bollette o usa scorciatoie o accetta di essere sotto pagato pur di mettere un piede dentro.Poi, con gli avanzi della mia comprensione , scuso e legittimo anche un head che si defila. Ma a quel punto la sua battaglia per il created by puo' anche mettersela in quel posto.

Moll f.

Anonimo ha detto...

Moll for President! Direttivo Go Home!

cristiana ha detto...

A parte che da qualche mese nel direttivo ci sono anche io... ci tengo a sottolineare che è stata proprio la sact a convincermi a fare questa battaglia sul minimo garantito. Io ho scritto solo il mio nome su un blog, loro sono mesi che parlano di un codice deontologico da far firmare agli head.
Dopo gli interventi su questo post il direttivo sta lavorando per un definitivo 'giro di vite' e gli head verranno chiamati a firmare un documento comune che garantisca i compensi minimi di tutti gli sceneggiatori con cui lavoreranno in futuro. Stabilire il criterio con cui questo debba essere fatto (percentuale sul budget totale... fascia oraria di messa in onda... rete... etc) è l'ultimo argomento di discussione.
Vi assicuro che anche se molti degli head presenti nel direttivo non scrivono sul blog, tutti leggono... e pensano e lavorano (a gratis) per trovare delle soluzioni.
Inoltre non vedo altra ragione per compiere la scelta di partecipare ad un'associazione come la sact, se non quella di avere obiettivi comuni alla categoria.
Lo dice una che è stata stanata dal suo comodo cantuccio e che quando legge cattiverie gratuite come gli insulti lanciati su questo blog... ancora si domanda chi glielo fa fare!
Quindi quello che vi chiedo personalmente è di partecipare attivamente alle riunioni della sact, perché solo con voi riusciremo a fare qualcosa per noi. Io mi sono data una scadenza... se facciamo anche solo un passo avanti continuerò ad impegnarmi, altrimenti tornerò nel mio comodo cantuccio... (prima che qualche imbecille anonimo possa passare dall'insulto ambiguo sul mio 'io ci sto' a quello orrendo sulle mie future caldane! ;-)

cristiana ha detto...

comunicazione di servizio: a proposito di 'minimi garantiti' ho dimenticato di aggiungere che oggi, alcuni membri del direttivo, stanno pranzando con bernie corbett, il presidente della writer's guild inglese. Questo per sottolineare che l'impegno nel cercare confronti costruttivi c'è... quanto questo riuscirà ad essere efficace non può dipendere solo dalla sact...
smettete di sparare sulla croce rossa! rimboccatevi piuttosto le maniche e portate idee e forza per affrontare quella che non sarà una battaglia semplice. Carità Cristiana. ;-)))

Leonardo Valenti ha detto...

Eh già, facciamo un bel direttivo di pavidi anonimi. Sono proprio sicuro che funzionerà...

Anonimo ha detto...

credo che tutti fossimo più o meno al corrente del cantiere del codice deontologico. Se ne parla da mesi, per non dire di più.Tuttavia, a fronte delle indubbie divisioni e tensioni, all'interno della categoria penso che aspettare l'accordo tra di noi, prima di lanciare un segnale a chi dai nostri sempiterni conflitti ha solo da guadagnare, sia un 'ingenuità.Tanto più che alcuni dei punti del codice ,così come sono filtrati da post e sondaggi, risultano fortemente opinabili, e daranno luogo sicuramente ad aspre discussioni. Nelle interminabili more delle quali, il famoso terzo,più che godere, sgodazza.
I minimi garantiti non c'entrano con la deontologia, non sono un 'affare interno', sono bastioni di civiltà. gliene dovrebbe fregare qualcosa a tutti, anche a chi è un pezzo che non lavora più per il minimo. Abbiamo appurato che alcuni produttori si approfittano (dài, dài, che s'è appurato , lo sappiamo tutti :o) quanto passerà perchè qualcun altro dica: se Bixio fa jackpot con le noccioline, ecché io so' fesso?
facciamo un manifesto, rendiamolo pubblico, responsabilizziamo gli agenti. Rendiamo chiaro che se la pacchia non è proprio finita, almeno gli renderemo le cose un po' più difficili. Non ci vogliono mesi. Basta un giro di telefonate. E se non ci credete, chiedete a Corbett
Moll f.

cristiana ha detto...

è inutile cincischiare sulle parole Moll. Sulla sostanza siamo perfettamente d'accordo. Ti ripeto, decidere la base di partenza di questi minimi, e la modalità con cui stabilirla... è compito un attimo più delicato che fare un giro di telefonate (come ci ha spiegato Krevine, anche in Francia non hanno un contratto nazionale). Il codice di buona condotta tra produttori e autori è un primo passo, e a quello stiamo lavorando... se qualcuno ha idee migliori venga a dare una mano, please!

Anonimo ha detto...

Ieri sera, ad esempio, alla sact c'erano solo head writer. Ma gli altri come me dov'erano?

Questo è quanto scriveva pongosbronzo nella sua ormai famigerata lettera.
Solo head writer in sact...
E sul dove fossero gli altri facile supporlo.

C'è un nuovo circo in città! Si chiama 100autori, e sono molti quelli che sono trasmigrati da quelle parti.
Anche se pare che alcuni continuino a tenere tranquillamente il piede in due scarpe rimanendo in tutte e due le associazioni.

Sarà molto divertente verificare da quale parte si schiereranno al primo serio contrasto. Ma non dubito che si faranno forti di quel "ma anche" di veltroniana memoria per non scegliere e crogiolarsi nell'imperante ambiguità.

La verità è che la sact è ormai minoritaria. Lo era già in passato, in quanto la maggioranza degli sceneggiatori non vi aderiva e non le riconosceva alcun ruolo di rappresentanza, ma lo è ancor di più oggi di fronte a una nuova associazione che raccoglie un numero sempre maggiore di adesioni.

Eppure in sact si continua a ragionare come se si fosse gli unici legittimati a parlare a nome della categoria, ignorando ogni invito a confrontarsi con l'esterno e ostinandosi a non ammettere che la conquista dei diritti, in ogni epoca e in ogni campo, non è mai venuta per benevolenza e concessioni dall'alto, ma sempre da lotte che partivano dal basso e che riguardavano le esigenze di "tutti" e non solo di "alcuni".

E allora, di fronte a questa ostinazione, è chiaro l'intento della sact, che dietro il suo apparente suicidio, che spinge i più ad abbandonarla, nasconde in realtà l'obiettivo di trasformarsi in una gilda elitaria di head writer che si occupi di tutelare esclusivamente i suoi appartenenti.

Frasi come quelle di Cristiana, che si domanda "chi glielo fa fare!", irritano molto più di un insulto. Sottintendono un fastidioso "io mi sacrifico per voi e questo è il ringraziamento?" che ci degrada come persone relegandoci a un gradino inferiore di una scala sociale che è solo una vostra invenzione.

Noi siamo autori, sceneggiatori, senza distinzioni fra chi è head writer e chi non lo è. E le battaglie per i nostri diritti come sceneggiatori debbono venire prima di quelle per le nostre mansioni.
Ma per farlo occorre che un concetto sia chiaro. Che si sia scritto mille capolavori o si cominci adesso, che si lavori ai dialoghi di una soap o su un film hollywoodiano, noi siamo uguali! Pari diritti, pari dignità!

Anonimo ha detto...

Ah ah ah! tana x uno dei 100 che cerca di far proselitismo su questo blog.

Anonimo ha detto...

Anonimo è da 2 post che ci sfrantumi i maroni... prima sul created by, adesso attacchi anche sui minimi garantiti...
...ma che ti pagano ai 100 autori per gettare merda sulla sact oppure anche tu sei avvezzo a prestare il didietro?

Scusate eh, ma quando ce vo ce vo!

Anonimo ha detto...

Senz'altro siamo d'accordo sulla sostanza, e senz'altro mi guardo bene dall'entrare in polemiche capziose e surreali con chi invece di fregarsene' sta lavorando per noi' anzi, lo trovo ammirevole, sicuramente più della critica nichilista o di posizioni aventiniane. Quanto al venire in sact possono esserci motivi gravi e/o concreti per non farlo . però vorrei portare ad esempio , sempre in tema di money money, quello che succede in questi giorni ad agrodolce. Non li pagano da mesi.si sono rotti, hanno fatto un giro di telefonate e hanno scritto tutti insieme una bella letterina alla produzione.
si puo' ipotizzare che se e quando un un interesse viene percepito come 'immediato e stringente' poi le macchine si mettono in moto velocemente?

punto B. il discorso dei cento autori è molto delicato. sul momento avranno più influenza perchè al loro interno lavorano persone di spicco abituate a flirtare con la politica. i dolori verranno quando dovranno mettersi d'accordo sulle battaglie da fare.
non ci sono santi , i registi pensano ad altro e si battono per altro, e così gli sceneggiatori di cinema, molto più preoccupati della pirateria di quanto possiamo esserlo noi (pirati a nostra volta, sovente) immaginatevi un dialoghista là in mezzo, il peso che puo' avere. solo a spiegare a Gerontolandia cos'è una soap e qual'è il suo ruolo ci metterebbe una settimana...figurarsi difenderne i diritti...
moll f.

Anonimo ha detto...

ps. Curiosità rivolta a chiunque abbia titolo o desiderio di rispondere. chi viene esattamente considerato un head ? Basta averlo fatto una volta, per aver titolo di firmare il codice deontologico? si farà una lista dei capoprogetto degli ultimi anni e verranno interpellati? grazie ,
moll f.

Anonimo ha detto...

--->mi guardo bene dall'entrare in polemiche capziose e surreali con chi invece di fregarsene' sta lavorando per noi' anzi, lo trovo ammirevole

Anche Berlusconi e Bondi stanno "lavorando" per noi...

marabutto ha detto...

Mi piacerebbe, @anonimo, che facendo gli interessi della categoria si riuscisse a non fare i tuoi. Sì, proprio i tuoi. Solo i tuoi. Tiè. Così sarai costretto ad alzare il sedere dalla cattedra su cui ti sei stupidamente seduto. E allora saranno cavoli. Già rido. Ihihihi!!!!

Anonimo ha detto...

So d'accordo con Anonimo 1 e con Anonimo 8, anche se non mi è piaciuto quando se la sono presa con Anonimo 4. Voglio anche dire ad Anonimo 7 che Anonimo 11 non è male come sembra. Anonimo 14 non fare il fesso.

Giuseppe 5

Anonimo ha detto...

Anonimo ha detto...
Invitare, da parte della sact, Cestaro e Favot al dialogo equivale a invitare gli ebrei scampati ai campi di sterminio a dialogare con i loro kapò.

1 giugno 2009 17.39


Non capisco come la SACT possa proporsi come interlocutore serio nei confronti di boadcaster e produttori se associa a sè personaggi quale l'anonimo che cito.
Oltre ai compensi minimi, forse la SACT dovrebbe precisare i requisiti minimi necessari perchè ci si possa chiamare "sceneggiatore" (non voglio abusare di parole come "autore"): requisiti di professionalità, di deontologia professionale e di civiltà.

Sulla professionalità, molti millantano godendo di un prestigio di scrittura che spesso non gli appartiene. Quante volte nell'esperienza degli story editor sta la fatica di riscrivere -gratis -personalmente sceneggiature illegibili ormai dolorosamente in x-esima versione giusto per salvare il lavoro e, insieme, il culo dell'innetto "sceneggiatore" che comunque prende paga piena e firma?
Tra gli addetti lavori non è affatto infrequente la domanda: "chi l'ha scritto veramente?".

Sulla deontologia professionale: gli inetti di cui sopra evidentemente non ne hanno. Possono iscriversi alla SACT o ai 100 autori finchè vogliono: ciò non regalerà loro nè la professione nè il senso vero dell'apparteneza professionale. Inoltre, se possedesso un minimo senso di realtà, cambierebbero mestiere. Sarebbe l'unico comportamento accettabile da un punto di vista deontologico.

Va da sè che già le sconfortanti prestazioni professionali ed umane di sempre suddetti parassiti non presentano alcuna cifra di civiltà.

Cara SACT, perchè non inventi la "patente dello sceneggiatore"?

Viola

200/minuto ha detto...

Vorrei raccogliere i suggerimenti di Moll F e degli altri che litigano su di chi è la Sact e rilanciare una nuova lettera da far firmare a TUTTI, head e no, Sact o 100autori.

"I sottoscritti sceneggiatori, soci della Sact e/o dei 100autori, non firmeranno nessun tipo di contratto con società di produzione che non riconoscono agli sceneggiatori un compenso minimo per la stesura dei copioni di puntata pari a 200 euro lordi per minuto di durata del girato, sia che ricoprano il ruolo di headwriter, sia che siano sceneggiatori di puntata nella serie di cui l'headwriter sia uno dei firmatari."

Che ne dite? La responsabilità sarebbe condivisa.

Anonimo ha detto...

Dimmi una cosa, Viola: quegli sceneggiatori incapaci che descrivi chi è che li sceglie? E perché?

Giuseppe

Anonimo ha detto...

Cara Viola,
la patente dello sceneggiatore non c'è , e non ci puo' essere. Se secolo fa ci fossero stati gli editor, probabilmente moby dick sarebbe stato sforbiciato nelle parti più verbose.E In 'via col vento' non ci sarebbe stato l'incendio di Atlanta ma solo la mamie dietro la finestra che esclama, "ha visdo badrona, duddo brugiuare..."
Con questo non voglio dire che hai torto, ma che ci tocca la dannazione di un mestiere opinabile.Ciò che per te è ottimo fa schifo a qualcun altro. Molti degli inetti da te citati non solo non sanno di esserlo, ma credono , il più delle volte, di aver subito tragiche ingiustizie. sono sicura che ti basta fare un giro tra quelli che conosci per mietere esempi su quella volta che quello stronzo/a di ....gli tagliò inspiegabilmente quella splendida battuta. Su un editing scellerato si edificano a volte odii inestinguibili.

Se invece si parla di educazione e civiltà,la patente è quella di 'persona per bene',che basta e avanza per rifiutare certi metodi e eccessi verbali, sebbene la rabbia che vi è sottesa non vada buttata con tutto il bambino.

Moll f.

Anonimo ha detto...

La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia, la rivoluzione è un atto di violenza.

Mao Tse Tung

Anonimo ha detto...

sganasciarsi dalle risate non è elegante per una signora quindi mi astengo.

Anonimo ha detto...

un medico in famiglia: 5000 euro a sceneggiatura.
basta Bixio, sei un ladro!

CalderWillingham ha detto...

La logica difetta, mi sembra, a Moll Flanders quando confonde lo sparagno di un produttore che evita di girare l'incendio di Atlanta con l'opinione di un head writer che giudica una sceneggiatura. Quanto all'opinabilità ricordo che lo stesso head writer risponde a degli story editor di rete, e che l'ultima parola - come sempre - è del pubblico. La frase: "gettare via la rabbia col bambino" poi è davvero comica nel suo involontario nonsense: un modo di esprimersi frettoloso e approssimativo che la dice lunghissima su di chi l'ha scritta. La patente dello sceneggiatore è un'assurdità, ma suggerisco agli head writer di leggersi i copioni già scritti di chi hanno intenzione di assumere, prima di farlo. Questa è la patente. Quanto ai due esagitati che mi precedono si mettano il cuore in pace: la rivoluzione è una cosa seria. Non fa per loro.

Anonimo ha detto...

me l'hanno sempre detto, che ho un talento per il nonsenso comico.
Dono raro,ma anche chi non ce l'ha dovrebbe sapercisi
confrontare,ogni tanto.
Ammetto che il post saltava alcuni passaggi logici dando per scontato di rivolgersi a qualcuno che sa un po' come vanno le cose e capisce cosa intendo, quali sono gli effetti nefasti di un'abitudine al do ut des e che travolge passione, impeti, creatività. E la capacità di pensare in grande.
Mi spiegherei ancora meglio, se poco poco fosse importante, ma non l'ho abitudine di considerare oro colato quello che scrivo,nè di prendermi troppo sul serio.
Però non cederei alla tentazione di trarre conclusioni sulla bravura dei colleghi basandosi su questi post: mi è grato pensare che anche dietro un commento come quello di Calder puo' celarsi un grande scrittore.
Moll f.

Anonimo ha detto...

La Sact non è un interlocutore serio se considera Cestaro, Calvani e Favot dei professionisti. Dalle risposte che hanno fornito si evince chiaramente che non lo sono. Certi comportamenti non devono essere mai giustificati e legittimati. La Sact deve avere il coraggio di portare le sue battaglie con totale disinteresse e con grande intransigenza. Qui non siamo quattro amici al bar.

Fabrizio